Qwant e Brave insieme per la privacy degli utenti

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Qwant, il celebre motore di ricerca che mette al centro la privacy delle persone, ha stretto un accordo con Brave, un browser nato dal progetto Chromium, che ha come finalità la sicurezza dei dati degli utenti.

Si tratta certo di due progetti con molti punti di tangenza che ruotano attorno alla protezione degli utenti e soprattutto della loro privacy.

Di Qwant avevamo già parlato in occasione del suo sbarco in Italia: è un motore di ricerca che promette di non profilare gli utenti che effettuano le ricerche e tantomeno di filtrare i risultati di ricerca in funzione del comportamento.

Dal proprio lato il browser Brave, forte di oltre 4 milioni di utenti mensili, offre la piattaforma ideale per la tutela degli utenti in quanto nativamente blocca gli annunci e i tracker dei siti web riducendo esponenzialmente l’aggressività dei siti di terze parti nell’identificazione del comportamento degli utenti.

Brave è un browser disponibile per tutte le piattaforme

Brave è disponibile per Windows, macOS, Linux, iOS e Android ed ha al suo interno un rivoluzionario ecosistema di pagamento basato su token (BAT, Basic Attention Tokens) utilizzabili attraverso il wallet integrato per effettuare pagamenti e per ricevere parte dei profitti degli inserzionisti pubblicitari per cui, eventualmente, l’utente sceglierà di visualizzare la pubblicità.

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Google contro la pubblicità intrusiva

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Google è il motore di ricerca più utilizzato al mondo e, di conseguenza, le scelte che effettua per i propri algoritmi risultano estremamente incidenti sul modo di proporre i contenuti da parte di tutto il web.

A causa della volontà di monetizzare il più possibile i propri contenuti spesso blog, testate editoriali e in generale siti ad alto traffico utilizzano metodi discutibili per mostrare agli utenti più banner pubblicitari possibili.
Questo atteggiamento però mina la fruibilità dei contenuti e rende la navigazione difficoltosa.

Google migliora l’algoritmo contro la pubblicità intrusiva

Al fine di tutelare i consumatori finali e garantire agli utenti una navigazione facile e non ostacolata da banner pubblicitari intrusivi, Google ha annunciato sul suo blog una sostanziale modifica al proprio algoritmo.

Infatti il motore di ricerca, a partire dal 10 gennaio 2017, penalizzerà i siti che fanno un uso eccessivo di pop-up e pubblicità interstiziali abbassandone il posizionamento.

Le pubblicità interstiziali sono quelle pubblicità intrusive che prevedono schermate che appaiono mentre si legge un contenuto e che si possono chiudere solo dopo aver cliccato sulla X.

Trovare il tasto da cliccare per chiudere la pubblicità può essere un’impresa piuttosto difficile, specie da mobile, contribuendo fra l’altro al rallentamento del caricamento della pagina e causa un maggiore consumo di dati.

Dal punto di vista pratico un contenuto ricco di informazioni nel quale appaiono pubblicità intrusive continuerà a essere preferito ad un contenuto poco interessante o attinente ma risulterà penalizzato rispetto ad un contenuto realizzato bene e privo di pubblicità intrusive.

Si tratta di un processo, iniziato nel 2014, che riguarda la qualifica dei contenuti e quindi il posizionamento dei siti internet anche sulla base dell’accessibilità e della sicurezza (presenza del protocollo https).

Questo cambiamento interesserà tutti coloro che sono impegnati in attività seo, i blogger come anche i responsabili delle strategie pubblicitarie sui vari portali e testate giornalistiche online che frequentemente tentano di aumentare gli introiti moltiplicando i banner e costringendo gli utenti finali a dotarsi di soluzioni in grado di bloccare le pubblicità indesiderate.

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