ChatGPT, OpenAI introduce la pubblicità in Italia

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OpenAI introduce la pubblicità su ChatGPT anche in Italia: a partire dal 24 agosto gli annunci commerciali verranno estesi a 31 mercati europei, fra cui appunto il nostro Paese, aggiungendo così un nuovo modello di business pensato per sostenere economicamente l’accesso gratuito o a basso costo al servizio.

Gli annunci non riguarderanno però tutti gli utenti: la pubblicità sarà mostrata esclusivamente sui piani Free e Go, mentre resteranno senza inserzioni gli abbonamenti Plus, Pro ed Enterprise.

L’obiettivo dichiarato è utilizzare i ricavi pubblicitari per contribuire a mantenere disponibili formule di accesso gratuite ed economiche all’intelligenza artificiale.

Il funzionamento sarà diverso dalla tradizionale pubblicità presente sui social network o sui motori di ricerca in quanto gli annunci potranno comparire mentre una persona utilizza ChatGPT per esplorare alternative, confrontare prodotti o prendere una decisione.

OpenAI presenta infatti il nuovo spazio pubblicitario come un modo per consentire alle aziende di raggiungere gli utenti nel momento in cui stanno valutando determinate opzioni.

Un punto centrale riguarda la separazione tra pubblicità e risposte dell’intelligenza artificiale: gli annunci infatti sono elementi distinti e chiaramente identificati e non influenzano le risposte fornite da ChatGPT e le conversazioni rimarranno private rispetto agli inserzionisti senza che i dati degli utenti vengano venduti agli advertiser.

Maggiori informazioni nell’comunicato di OpenAI.

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La pubblicità arriva su WhatsApp

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La pubblicità sbarca su WhatsApp: Meta annuncia che nella sezione Aggiornamenti della celebre applicazione di messaggistica inizierà a comparire la pubblicità.

Gli amministratori di canali potranno aumentare la visibilità del proprio spazio e saranno implementate inserzioni che permettono di trovare nuove aziende e avviare una conversazione su un prodotto o servizio oltre a poter attivare, lato utente, degli abbonamenti ai canali che rappresentano gli spazi di informazione creati da personalità, aziende e testate.

Le inserzioni sono concepite pensando alla privacy mentre rimane garantita la crittografia di chiamate e conversazioni.

L’implementazione di questa novità sarà resa disponibile gradualmente in tutto il mondo.

Maggiori dettagli nel comunicato di WhatsApp.

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Qwant e Brave insieme per la privacy degli utenti

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Qwant, il celebre motore di ricerca che mette al centro la privacy delle persone, ha stretto un accordo con Brave, un browser nato dal progetto Chromium, che ha come finalità la sicurezza dei dati degli utenti.

Si tratta certo di due progetti con molti punti di tangenza che ruotano attorno alla protezione degli utenti e soprattutto della loro privacy.

Di Qwant avevamo già parlato in occasione del suo sbarco in Italia: è un motore di ricerca che promette di non profilare gli utenti che effettuano le ricerche e tantomeno di filtrare i risultati di ricerca in funzione del comportamento.

Dal proprio lato il browser Brave, forte di oltre 4 milioni di utenti mensili, offre la piattaforma ideale per la tutela degli utenti in quanto nativamente blocca gli annunci e i tracker dei siti web riducendo esponenzialmente l’aggressività dei siti di terze parti nell’identificazione del comportamento degli utenti.

Brave è un browser disponibile per tutte le piattaforme

Brave è disponibile per Windows, macOS, Linux, iOS e Android ed ha al suo interno un rivoluzionario ecosistema di pagamento basato su token (BAT, Basic Attention Tokens) utilizzabili attraverso il wallet integrato per effettuare pagamenti e per ricevere parte dei profitti degli inserzionisti pubblicitari per cui, eventualmente, l’utente sceglierà di visualizzare la pubblicità.

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Google contro la pubblicità intrusiva

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Google è il motore di ricerca più utilizzato al mondo e, di conseguenza, le scelte che effettua per i propri algoritmi risultano estremamente incidenti sul modo di proporre i contenuti da parte di tutto il web.

A causa della volontà di monetizzare il più possibile i propri contenuti spesso blog, testate editoriali e in generale siti ad alto traffico utilizzano metodi discutibili per mostrare agli utenti più banner pubblicitari possibili.
Questo atteggiamento però mina la fruibilità dei contenuti e rende la navigazione difficoltosa.

Google migliora l’algoritmo contro la pubblicità intrusiva

Al fine di tutelare i consumatori finali e garantire agli utenti una navigazione facile e non ostacolata da banner pubblicitari intrusivi, Google ha annunciato sul suo blog una sostanziale modifica al proprio algoritmo.

Infatti il motore di ricerca, a partire dal 10 gennaio 2017, penalizzerà i siti che fanno un uso eccessivo di pop-up e pubblicità interstiziali abbassandone il posizionamento.

Le pubblicità interstiziali sono quelle pubblicità intrusive che prevedono schermate che appaiono mentre si legge un contenuto e che si possono chiudere solo dopo aver cliccato sulla X.

Trovare il tasto da cliccare per chiudere la pubblicità può essere un’impresa piuttosto difficile, specie da mobile, contribuendo fra l’altro al rallentamento del caricamento della pagina e causa un maggiore consumo di dati.

Dal punto di vista pratico un contenuto ricco di informazioni nel quale appaiono pubblicità intrusive continuerà a essere preferito ad un contenuto poco interessante o attinente ma risulterà penalizzato rispetto ad un contenuto realizzato bene e privo di pubblicità intrusive.

Si tratta di un processo, iniziato nel 2014, che riguarda la qualifica dei contenuti e quindi il posizionamento dei siti internet anche sulla base dell’accessibilità e della sicurezza (presenza del protocollo https).

Questo cambiamento interesserà tutti coloro che sono impegnati in attività seo, i blogger come anche i responsabili delle strategie pubblicitarie sui vari portali e testate giornalistiche online che frequentemente tentano di aumentare gli introiti moltiplicando i banner e costringendo gli utenti finali a dotarsi di soluzioni in grado di bloccare le pubblicità indesiderate.

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