Nest, arriva in Italia la domotica di Google

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La domotica in Italia sta per conoscere ufficialmente un altro big, si tratta di Nest Labs, l’azienda acquisita da Google che produce termostati e videcamere smart per gli ambienti domestici.

Il primo gioiello tecnologico è il termostato Nest.

Installabile in pochi minuti, Google Nest permette di regolare automaticamente la temperatura in base alle effettive esigenze del consumatore e spegnendo il riscaldamento in caso di lunghe assenze.

Si tratta a tutti gli effetti di un oggetto di domotica smart e connesso in grado di innovare un settore, come quello della gestione del riscaldamento, dove la tecnologia è ferma a venti anni fa.

Nest, un termostato basato sull’intelligenza artificiale

L’innovazione di Google Nest infatti risiede in un sofisticato sistema di intelligenza artificiale che si adatta a chi lo usa: sulla base delle abitudini dell’utente domestico il termostato è in grado di stabilire autonomamente la temperatura desiderata da chi abita casa e il tempo necessario per raggiungere la temperatura stabilita.

Non solo intelligenza artificiale ma anche un design curatissimo tramite un manopolone in vetro e alluminio con un display circolare luminoso e super definito.

Il sistema di regolazione si pilota ruotando la ghiera esterna e toccando lo schermo per scegliere le varie opzioni: alternativamente si può usare l’app per iPhone o Android.

Ed è proprio l’uso dell’app sul telefono che, tramite il sensore di movimento e di geolocalizzazione, permette a Nest di capire quando non c’è nessuno a casa per spegnere il riscaldamento o accenderlo quando si sta tornando.

Google Nest è perfettamente compatibile con impianti di riscaldamento autonomi, con termosifoni e pavimenti radianti, ma si può usare anche con impianti centralizzati e termovalvole: questo grazie agli accordi con diverse centinaia di installatori anche in Italia.

Ma non finisce qui.

Con il programma Works with Nest anche i prodotti di terze parti possono interfacciarsi con i dispositivi di Google Nest, che non prevedono solo termostati, per rendere le case più sicure, energeticamente efficienti e controllate.

Infatti dai Nest Labs arrivano in Italia anche le videocamere Nest Cam Indoor e Outdoor per sorvegliare la casa 24/7 e in qualsiasi condizione meteo.
Il sistema permette di registrare le informazioni su cloud e renderle accessibili dall’app in qualsiasi momento.
I dispositivi sono inoltre dotati di un sensore di movimento e risultano compatibili con allarmi di diverse marche, serrature intelligenti, telecomandi universali, sveglie connesse e lampadine wifi come Hue di Philips.

I prezzi sono piuttosto aggressivi: Nest Learning Thermostat verrà proposto a 249 euro, Nest Cam Indoor e Nest Cam Outdoor invece a 199 euro.

L’annuncio della disponibilità dei prodotti Nest sul blog dell’azienda.

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Il riconoscimento vocale di Microsoft raggiunge livelli umani

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L’intelligenza artificiale sta facendo passi da gigante e presto potrà consentire alle persone di intrattenere conversazioni in tempo reale con le macchine.
Questo scenario non è così futuristico e, anzi, potrebbe essere veramente di prossima realizzazione.

Microsoft, stando al post sul proprio blog, è riuscita a realizzare un software in grado di ascoltare come un essere umano.

Il gruppo di ricerca dedicato all’intelligenza artificiale è riuscito infatti a migliorare la propria tecnologia di riconoscimento vocale tanto da poterla impiegare nel confronto con essere umani raggiungendone la parità.

Il riconoscimento vocale di Microsoft e le sue applicazioni

Il successo della tecnologia si presta a moltissime implicazioni concrete: basti pensare all’elevato grado di qualità che potrebbero raggiungere gli assistenti vocali come Cortana e Siri grazie al miglioramento tecnologico di Microsoft.
Il software infatti può essere impiegato in smartphone e computer: consiste in un algoritmo che interpreta le onde sonore di cui è formato il linguaggio.
Sulla base del riconoscimento vocale di queste onde e la loro corretta attribuzione ad una sfera di significato sarà poi quindi possibile interagire dal punto di vista delle conversazioni.

Nello specifico il sistema di riconoscimento vocale di Microsoft è riuscito a trascrivere il testo comunicato al computer con un tasso di errore del 5,9 percento, ovvero il più basso mai ottenuto da un’intelligenza artificiale.

Questo risultato è peraltro comparabile con quello fatto registrare dal gruppo di controllo composto da esseri umani.

Pertanto si può ritenere che l’algoritmo abbia sostanzialmente lo stesso grado di accuratezza di un essere umano nell’ascolto.

Eventuali problemi potrebbero sorgere nel caso della presenza di un qualche rumore di fondo che potrebbe interferire con quello dell’interlocutore umano, compresa la presenza di più voci.
Gli sforzi dei ricercatori saranno quindi orientati a perfezionare ulteriormente il loro prodotto, cercando di consentire al software di riconoscimento vocale di Microsoft di distinguere eventuali partecipanti aggiuntivi in una conversazione e soprattutto passare dal riconoscimento alla comprensione.

La comprensione infatti permette alla macchina di agire di conseguenza.

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Made by Google, con Pixel e Home arriva un nuovo ecosistema

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Google cambia di nuovo: dopo essere divenuta regina del software per smartphone grazie al sistema operativo Android, ormai adottato da una percentuale significativa di prodotti sul mercato, è ora la volta dell’hardware e di un vero e proprio ecosistema.

La celebre azienda ha infatto lanciato Made by, ossia un ecosistema integrato di periferiche hardware e servizi che hanno il suo tassello principale in Google Pixel, la propria linea di smartphone basati su tecnologia hardware proprietaria.
Attualmente i telefoni saranno due, Pixel e Pixel XL, rispettivamente da 5 e 5,5 pollici, con una dotazione tecnologica di fascia alta e un’elevata autonomia pari a 7 ore con soli 15 minuti di collegamento alla presa di corrente grazie alla ricarica rapida.
Il prezzo parte da 649 dollari.

Madeby: Pixel, Home e l’inizio di un nuovo ecosistema

Quello di Google è un cambiamento strategico che punta al controllo diretto di dispositivi e programmi per garantire all’utente la migliore esperienza possibile.
L’obiettivo è quello di essere al centro di tutte le necessità dei consumatori con un ecosistema più ampio che ha il cuore negli smartphone ma tocca diversi ambiti fra cui la domotica, la realtà virtuale e la connettività.

Dal punto di vista tecnologico infatti, Google Pixel integra la presenza dell’Assistente Google che è ovviamente interfacciato con il proprio motore di ricerca ed è in grado di interagire con l’utente proponendogli soluzioni e imparando dalle necessità del consumatore.
Tramite il servizio Google Drive risponderà alle esigenze di spazio per i propri dati digitali, come ad esempio foto, video e documenti.
Centrale sarà anche il ruolo della realtà virtuale, consentendo agli smartphone Pixel di essere inseriti nei nuovi visori DayDream View in microfibra.

La verà novità è però rappresentata dall’interazione con Google Home, una piattaforma simile ad Echo di Amazon: si tratta di uno speaker che, grazie ad intelligenza artificiale e comandi vocali, è ad esempio in grado di rispondere alle domande dell’utente, proporre informazioni utili dal meteo al traffico, pilotare la riproduzione di brani musicali e contenuti media nonché sovraintendere a tutte le funzioni avanzate di domotica grazie all’esperienza di Google nel campo tramite la controllata Nest.

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Bosch semplifica la ricerca del parcheggio

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Creare un sistema di posteggio intelligente, ecco l’idea semplice ma ancora inesplorata di Bosch che ha raccolto il consenso di Daimler e Mercedes-Benz.
Il progetto, ora in fase di sperimentazione a Stoccarda, mira all’installazione di sensori a ultrasuoni all’interno dell’abitacolo delle auto in circolazione al fine di utilizzarle come strumenti di individuazione di parcheggi.

Il community-based parking: trovare un parcheggio diventa un’attività condivisa

Dire addio a tutto il tempo speso alla ricerca di spazio libero e parcheggi disponibili, chi non vorrebbe che fosse possibile?
L’idea è molto semplice: fare in modo che siano proprio i nostri veicoli in modo automatico e silenzioso a segnalare alle altre auto la presenza o meno di parcheggi liberi.
Tutto accadrà in tempo reale tramite IoT e cloud.

Una sorta di virtuale banca dati dei parcheggi liberi con la localizzazione precisa del posto e dello spazio a disposizione per il posteggio.
Sono i sensori a ultrasuoni i veri protagonisti di questa sperimentazione già iniziata all’interno di taxi e mezzi pubblici che circolano costantemente ed esplorano la strada viaggiando a velocità fino a 55km/h.

Quello che accade una volta che i posti disponibili vengono localizzati è una semplice trasmissione con connessione sicura dei dati raccolti. Le informazioni vengono inviate dal Daimler Vehicle Backend al Bosch IoT Cloud per essere analizzate.

A quel punto gli spazi identificati come liberi vengono analizzati per capire se sono effettivamente parcheggi utilizzando attività di data-mining.
Questo è utile ad esempio per escludere che una continua segnalazione di un posto libero su una strada particolarmente frequentata non sia solo un passo carrabile piuttosto che un parcheggio effettivo.

Le vetture del marchio Mercedes, e qui nasce appunto l’intuizione, sono giù connesse tra loro tramite una rete intelligente, se quindi fossero anche equipaggiate con i giusti sensori, sarebbe possibile generare dati in grado di fornire le informazioni necessarie sulle strada circostante e dunque anche sulla presenza di parcheggi e spazio libero.

Rendere il momento del parcheggio un’attività condivisa, questa la scommessa dei due colossi Bosch e Mercedes. Non ci resta che attendere.

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Pepper e la robot therapy in ospedale

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La tecnologia, e nella fattispecie la robotica, al servizio dei più piccoli e di chi soffre: si chiama robot therapy e, come per la pet therapy, ha dimostrato sul campo che funziona.
L’esperimento si è tenuto nel reparto di Pediatria dell’ospedale di Padova grazie all’intervento della Fondazione privata Salus Pueri e ha coinvolto Pepper, il robot umanoide di Softbank Robotics che ambisce il ruolo di companion tecnologico.

La robot therapy infatti si sta già affermando in diversi Paesi come una efficace sostituta della pet therapy negli ospedali, specie per i più piccoli, soprattutto per motivazioni di natura igienica.

Pepper il robot di compagnia

L’impiego di Pepper a Padova è una sperimentazione unica in Italia.
Si tratta di uno dei primi robot da compagnia al mondo, alto un metro e venti e pesante 28 chili: si muove su ruote e interagisce con gli amici umani anche attraverso un tablet posto frontalmente.
Grazie alla tecnologia di cui è dotato, tra cui sensori e microfoni in grado di analizzare il tono di voce, Pepper è in grado di parlare e comprendere il linguaggio umano, percepire le emozioni e agire di conseguenza.
Il robot dialoga in diverse lingue, tra cui l’italiano, ed è progettato essenzialmente per l’intrattenimento essendo inoltre capace di assimilare informazioni apprendendo e personalizzando la propria presenza in funzione del contesto in cui è inserito.

Proprio in virtù di queste qualità a Padova Pepper è stato impiegato un paio d’ore in ospedale per distrarre i bambini che devono affrontare procedure dolorose o interventi operatori con giochi, dialoghi e balletti alleviandone l’ansia.

L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra il dipartimento universitario di Salute della donna e del bambino e l’azienda Media Direct di Bassano del Grappa, specializzata in tecnologie per la didattica.
Si tratta di un’evoluzione rispetto ad una precedente sperimentazione di un altro umanoide chiamato Nao, un robottino di 60 centimetri molto meno evoluto di Pepper e realizzato dal medesimo produttore Softbank Robotics, impiegato dall’Università di Padova.
In entrambi i casi è evidente l’interesse a puntare su questa tipologia di soluzione innovativa per erogare servizi di assistenza ai piccoli pazienti ospedalizzati: ulteriore conferma deriva dall’intenzione di acquistare un esemplare di Pepper entro la fine del 2016 e renderlo in servizio effettivo presso il medesimo ospedale.

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FACE, il robot che interagisce empaticamente con gli esseri umani

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Passi avanti nel settore dell’interazione sociale tra uomo e robot e dell’Intelligenza Artificiale.
Nei laboratori del Centro Piaggio dell’università di Pisa è stato realizzato FACE, acronimo per Facial Automation for Conveying Emotions.

FACE, l’androide che prova emozioni

Si tratta di un androide, ossia un robot dall’aspetto umano, in grado di generare espressioni facciali a partire da sei stati emotivi di base: rabbia, disgusto, paura, felicità, tristezza, sorpresa.

Grazie a 32 micromotori posti tra l’epidermide e la struttura ossea il robot replica il funzionamento dei muscoli facciali permettendo così di controllare ogni minimo movimento del viso potendo quindi generare espressioni anche molto complesse.

Intelligenza Artificiale e aiuto a soggetti autistici

L’esperimento è stato ideato come strumento per studiare le interazioni tra robot ed esseri umani nell’ottica di sviluppare modelli di Intelligenza Artificiale; per questo motivo l’androide è in grado di rivolgere il proprio sguardo verso l’interlocutore, analizzandone le espressioni facciali e la gestualità cercando così di capirne lo stato emotivo e ricambiando con espressioni e sguardi coerenti.

Gli stati emotivi espressi dal robot sono più facilmente riconoscibili rispetto a quelli umani, caratteristica che rende FACE uno strumento particolarmente utile nell’interazione con soggetti problematici come ad esempio i soggetti autistici.

Questa particolarità permette all’androide di essere impiegato non solo per finalità di ricerca ma anche per finalità sociali, trovando un effettivo utilizzo nei processi di riabilitazione cognitiva ed emotiva.

Inoltre l’androide, frutto della ricerca italiana, è fra i protagonisti del reaction video di Morgan, il nuovo film della 20th Century Fox prodotto da Ridley Scott e in uscita il 6 ottobre in Italia.
I reaction video mostrano le reazioni emotive di varie persone messe di fronte al trailer del film: dato il successo di questi video la 20th Century Fox ha deciso di produrre anche un robot reaction video, in cui spettatori del trailer sono stati automi umanoidi, tra cui FACE, di cui sono state filmate le reazioni.

Il comunicato stampa rinvenibile qui.

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R1, il robot dell’IIT per applicazioni in ambito domestico e professionale

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La robotica è un settore tecnologico che studia e sviluppa metodi che permettano a un robot di sostituire l’uomo nell’eseguire dei compiti specifici: si tratta di un ambito particolarmente affascinante perché, in futuro, gran parte dei lavori svolti normalmente dall’uomo saranno soggetti all’automazione e all’uso di macchine dotate di intelligenza artificiale.

Ed è in questo contesto di ricerca e sviluppo che l’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) ha realizzato R1 – your personal humanoid, un robot umanoide concepito per operare in ambienti domestici e professionali.

Design italiano, altezza di 125 centimetri estensibili a 140, peso di 50 kg, 50% in plastica e 50% fibra di carbonio e metallo, R1 presenta le mani a forma di pinza e rivestimento in pelle artificiale: non ha gambe ma ruote e il volto è rappresentato da un display che si può illuminare dando vita ad espressioni stilizzate simili ad emoteicon.

Il robot è stato progettato studiando le reazioni umane durante l’interazione e la sua intelligenza artificiale è sviluppata direttamente sull’umanoide grazie all’impegno di una squadra di scienziati, tecnici, designer e psicologi.

L’obiettivo è quello di consentire il suo utilizzo come interfaccia per alcuni servizi, fornire informazioni o aiuto in luoghi ad alto affollamento (come centri commerciali, aeroporti o stazioni) per poi essere impiegato come assistente domestico per aiutare le persone bisognose come gli anziani o ancora in ospedale o sul posto di lavoro.

Attualmente il progetto è allo stadio prototipale, è necessaria una fase di industrializzazione per renderlo fabbricabile su larga scala e renderne i costi abbordabili: si valuta in poche migliaia di euro il prezzo finito per il robot quando entrerà in catena di montaggio.

Occorrerà ovviamente selezionare i materiali e, in tal senso, l’attenzione dei ricercatori è stata posta anche nel selezionare possibili materiali biodegradabili, come plastiche di nuova generazione, affinché la produzione in grandi quantità di R1 possa essere sostenibile non solo nella fase di creazione ma anche di smaltimento quando cioé il robot terminerà il proprio ciclo vitale.

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