Bike sharing, Milano avvia il servizio free floating

No comments

Milano raccoglie la sfida e si allinea ad altre capitali europee e mondiali, come Berlino e Dubai, in materia di mobilità alternativa e sostenibile.

Il Comune meneghino infatti ha deciso di avviare il servizio di bike sharing in modalità free floating, ossia flusso libero.

Questa tipologia di bike sharing non prevede più gli stalli e le stazioni per le biciclette fornite ma tutto passa attraverso lo smartphone.

La bici viene rivenuta parcheggiata in città attraverso l’apposita applicazione, similarmente a quanto avviene per le soluzioni più diffuse di car sharing: la si può quindi prenotare, sbloccare e iniziare la pedalata.

Una volta arrivato a destinazione, si potrà parcheggiare comodamente in quasi tutte le aree della città e pagare il dovuto tramite app.

Bike sharing free floating, a Milano si parte con Mobike

La sperimentazione triennale è partita il 30 agosto e si affida al senso civico dei cittadini circa il suo mantenimento nonostante ogni due ruote sia stata progettata per ridurre al minimo l’incidenza delle problematiche più comuni come la manutenzione, il vandalismo e i furti.

Le biciclette infatti sono corredate da un sistema di chiusura elettronica, un sistema di trasmissione senza catene esterne, i pneumatici senza aria, e dotate di sistema gps.

Il servizio è attualmente garantito a Milano da Mobike, il primo operatore sul mercato cittadino ma è già previsto un nuovo ingresso nei prossimi giorni.

Milano diventa quindi sempre più internazionale anche per quanto concerne le soluzioni di mobilità: il bike sharing free floating infatti è esploso negli Stati Uniti con Sobi, a Berlino con Nextbike e in Cina con Blue GoGo, Mobike e Gobee.

Smart NationBike sharing, Milano avvia il servizio free floating
Vai all'articolo

Milano sostiene lo sviluppo delle forme innovative di lavoro

No comments

Il Comune di Milano sta investendo molto in innovazione e, in particolare, in tutto ciò che ruota attorno alla produzione artigianale tramite l’uso di nuove tecnologie come quelle addittive.

Qualche mese fa la città si si era già proposta di sviluppare il settore manufatturiero digitale sostenendo il progetto Manifattura Milano, un intervento volto a creare sul territorio un ecosistema favorevole all’insediamento, alla crescita e allo sviluppo di imprese attive nel campo della manifattura digitale e del nuovo artigianato.

Ora il Comune ha approvato le nuove linee di indirizzo e relativi stanziamenti per la nascita o l’ammodernamento di strutture di coworking, maker space e fablab.

Fablab e maker space per riqualificare le periferie di Milano

L’iniziativa si inserisce nel quadro degli interventi per il recupero delle zone periferiche cittadine, con risorse pari ad un totale di circa 370 mila euro.

I nuovi luoghi della produzione manufatturiera digitale aiutano a rivitalizzare i quartieri cittadini e contribuiscono a creare opportunità di lavoro per giovani e professionisti interessati a lavorare in rete.

Sul territorio milanese ci sono attualmente 63 soggetti fornitori di servizi di coworking e 10 tra makerspace e fablab, tutti iscritti all’Albo cittadino delle strutture qualificate: si tratta cioé di luoghi in grado di offrire almeno dieci postazioni di lavoro, tecnologie condivise, spazi comuni e di socializzazione in linea con l’economia della condivisione.

Da settembre sul sito del Comune nella sezione bandi e gare saranno disponibili tutte le info e la documentazione per l’accesso ai bandi rivolti ai coworking, makerspace e fablab.

Smart NationMilano sostiene lo sviluppo delle forme innovative di lavoro
Vai all'articolo

Ddl concorrenza, arriva la conversione in legge

No comments

Dopo un lungo processo durato oltre due anni all’esame delle Camere, il ddl concorrenza diventa legge.

L’obiettivo del provvedimento è quello di stimolare la crescita e la produttività e consentire ai consumatori un maggiore risparmio nell’accesso a beni e servizi.

Qualche mese fa avevamo parlato delle opportunità attese per il settore delle TLC e delle possibili novità riguardanti l’economia digitale.

Oggi si può definitivamente scoprire lo scenario.

Ddl concorrenza, nuovi scenari per l’economia digitale

Per quanto riguarda il telemarketing, gli operatori del call center non dovranno più dichiarare l’identità del soggetto per il quale avviene la chiamata, specificarne la natura commerciale e richiedere l’autorizzazione del destinatario per continuare la conversazione.

Dal punto di vista della sharing economy, e nello specifico riguardo la questione Uber, il Governo si impegna ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea e, conseguentemente, normare l’annosa questione.

Sempre con l’intenzione di intervenire per dirimere situazioni scomode o normate in modo inadeguato in relazione agli effetti prodotti dall’innovazione digitale, gli alberghi non sono più soggetti al parity rate.
Gli esercenti potranno così essere liberi di proporre alla clientela offerte migliori rispetto a quelle delle Ota, come ad esempio i siti internet di prenotazione alberghiera fra cui Booking o Expedia.

Sul fronte dei pagamenti digitali, l’ingresso nei musei e la partecipazione agli eventi culturali potranno essere pagati anche tramite smartphone.

Per la modifica dell’operatore tv o telefono, i gestori sono ora obbligati ad informare i clienti preventivamente su quali spese dovranno affrontare consentendo fra l’altro una più funzionale procedura di migrazione o recesso in modalità telematica.

Smart NationDdl concorrenza, arriva la conversione in legge
Vai all'articolo

Affitti brevi, stabilito il codice tributo per il versamento da parte dei portali online

No comments

Sembrava fosse l’ennesimo tentativo inconsistente di regolamentare un fenomeno difficilmente gestibile, ossia quello del mancato pagamento delle tasse sullle locazioni brevi da parte di coloro che affittano i propri immobili online tramite portali come AirBnB o Booking.

Invece, dopo il Decreto Legge n. 50 del 24 aprile 2017, l’Agenzia delle Entrate ha definito, a livello operativo, le modalità con cui i portali online diventano a tutti gli effetti sostituti di imposta nella riscossione da parte dei locatari.

Se infatti precedentemente l’onere di pagare le tasse sulla locazione incombeva sul locatore, che spesso non procedeva, il volume d’affari generato dall’economia degli affitti turistici è arrivato al punto da non poter essere più ignorato tanto da rappresentare un ammanco annuale per l’Erario di oltre 40 milioni di euro.

La cedolare secca sugli affitti brevi ha il suo codice tributo

L’Agenzia delle Entrate ha emanato in questi giorni il codice tributo 1919 per effettuare il versamento delle ritenute dei contratti di locazione breve, che i soggetti di intermediazione immobiliare dovranno inserire nel modello F24.

La ritenuta, lo ricordiamo, è la cedolare secca pari al 21% che sostituisce le altre tasse sulle locazioni.

L’obbligo per AirBnB e Booking, fra i più celebri portali di intermediazione in fatto di affitti brevi, è operativo dal primo giugno ed il primo versamento utile deve avvenire il 16 di questo mese.

I portali online dovranno fornire all’Agenzia delle Entrate tutti i dati fiscali relativi ai propri host, ovvero i proprietari delle case in affitto, e inviare ai proprietari la Certificazione unica annuale con gli importi pagati a titolo d’imposta o di acconto, secondo le modalità indicate dall’articolo 4 del Dlgs 322/98, dove indicare gli importi pagati al fisco.

Smart NationAffitti brevi, stabilito il codice tributo per il versamento da parte dei portali online
Vai all'articolo

FlixBus, a rischio la permanenza in Italia

No comments

FlixBus, l’azienda tedesca che offre viaggi low cost in pullman su tutta Italia, rischia di non potere operare più nel nostro Paese da ottobre.

Una norma del Decreto Legge n. 50/2017 di correzione di bilancio, nello specifico il comma 12 bis dell’art. 27 sui raggruppamenti verticali di imprese (RTI) operanti nell’ambito dei servizi di linea interregionali, approvato la scorsa settimana ha di fatto decretato l’impossibilità, da parte della compagnia, di lavorare in Italia.

Il problema nasce proprio dal modello di business di FlixBus che affitta i pullman da altri operatori di trasporto, con cui sigla appositi contratti di affitto dei mezzi, e, in forza della propria organizzazione liquida, riesce a offrire prezzi concorrenziali ai consumatori finali.

Operando insieme a dei partner, ossia le ditte di trasporto, e costituendo con essi dei RTI, FlixBus infatti non possiede alcun mezzo né ha alle proprie dipendenze alcun autista.

Quello di FlixBus è un caso che ricorda molto da vicino altre realtà dell’economia digitale, fra tutte Uber e AirBnB, che si occupano sostanzialmente di intermediare domanda e offerta e che stanno riscontrando serie problematiche dovute primariamente a normative inadeguate o comunque poco amichevoli nei confronti delle nuove aziende digitali che portano sostanziali cambiamenti sul mercato italiano.

La norma che condanna FlixBus sarà operativa a ottobre e, senza una modifica legislativa, è prevista la decadenza dell’autorizzazione da parte del Ministero dei Trasporti.

Ne consegue che chiunque voglia investire in Italia dall’estero sia disincentivato a farlo se il quadro normativo si presta a cambiamenti di rotta così significativi che possono potenzialmente escludere dal mercato l’investitore stesso.

Tar e Antitrust a favore di FlixBus

Negli stessi giorni in cui veniva approvata dal Parlamento la correttiva che lede gli interessi di FlixBus, l’azienda ha ottenuto ragione davanti al TAR: la magistratura amministrativa ha infatti respinto, in quattro sentenze, i ricorsi presentati contro FlixBus da tre aziende italiane concorrenti (Marozzi, Liscio e Cotrab) che puntavano a far sospendere il servizio per illegittimità rispetto alla normativa di settore delle autorizzazioni ministeriali rilasciate alla società low cost.

TAR e Antitrust del resto hanno evidenziato come le autorizzazioni ministeriali rilasciate all’associazione tra imprese costituite tra FlixBus e le sue aziende partner siano perfettamente in regola rispetto alla normativa dei trasporti su gomma.

La situazione è problematica e ci si auspica che vengano effettuate delle ulteriori valutazioni anche perché, in loro assenza, a ottobre FlixBus sarà fuori dal mercato italiano.

Smart NationFlixBus, a rischio la permanenza in Italia
Vai all'articolo

Uber, autorizzata l’operatività del servizio in Italia

No comments

Con decisione di oggi il Tribunale di Roma ha revocato la propria ordinanza del 7 aprile scorso attraverso cui era stato disposto il blocco su tutto il territorio nazionale del servizio erogato da Uber con il conseguente oscuramento dell’app.

Pur permanendo il divieto per Uber Pop e Uber X, come stabilito dal Tribunale di Torino con sentenza del 22 marzo 2017, ora Uber Black può tornare operativo.

E’ stato quindi di fatto accolto il reclamo avanzato dalla multinazionale americana e rigettato il ricorso dei tassisti che credevano di essere riusciti a bloccare l’azienda di trasporto alternativo.

Nonostante le motivazioni debbano essere ancora affrontate, il Tribunale ha evidentemente ritenuto di voler dare attuazione alla decisione del Parlamento di sospendere sino al 31 dicembre prossimo alcune norme della legge nazionale che disciplina il settore taxi e noleggio con conducente.

La sospensione era stata introdotta nella legge di conversione del decreto Milleproroghe.

Durissima la reazione di Federtaxi che accusa il Governo e il sistema giudiziario di connivenza con gli interessi della multinazionale.

Uber e Taxi: uno scontro destinato ad essere rimandato all’inverno

Con questa novità lo scenario cambia di nuovo e torna ad una situazione di stallo che rende quanto mai necessaria la presa di posizione del Governo affinché legiferi in materia tenendo conto dell’innovazione tecnologica.

D’altra parte i consumatori potranno continuare a beneficiare della pluralità di mercato in attesa che arrivi una normativa in grado di integrare le nuove possibilità offerte dal mercato e dalla tecnologia affiancandole ai taxi tradizionali.

Smart NationUber, autorizzata l’operatività del servizio in Italia
Vai all'articolo

Mov-e, il car sharing aziendale a zero emissioni

No comments

Grazie ad una partnership fra Nissan Italia, ITT (Istituto Italiano di Tecnologia) e Enel Energia è nato a Genova un progetto pilota nell’ambito della mobilità sostenibile.

Si chiama Mov-e ed è un servizio di car sharing offerto da Nissan Italia nell’ambito di una mobilità di car sharing aziendale intelligente a basso impatto ambientale (zero emissioni).

Per sei mesi due auto elettriche Leaf di Nissan Italia saranno a disposizione dei ricercatori dell’IIT e potranno essere prenotate ed impiegate attraverso la piattaforma Glide sviluppata da Nissan, di cui è disponibile anche un’applicazione mobile.

Colonnine V2G: l’innovazione per una mobilità tecnologica e sostenibile

Verranno inoltre utilizzate, per la prima volta in Italia, le colonnine di ricarica V2G (vehicle to grid), installate da Enel Energia, che presentano un’interessante innovazione: permettono infatti di accumulare e rimettere in rete energia non utilizzata dalle auto elettriche grazie alla gestione bidirezionale della carica.

La funzionalità, lanciata assieme ad Enel per la prima volta in Danimarca e introdotta anche nel Regno Unito, trasforma sostanzialmente l’auto in una batteria mobile.

Affinché però questo vantaggio produca i propri effetti, è indispensabile una revisione del quadro normativo vigente: fino ad allora il funzionamento sarà unidirezionale.

Smart NationMov-e, il car sharing aziendale a zero emissioni
Vai all'articolo

Innovazione urbana, Milano è al vertice per sviluppo sostenbile

No comments

Una città che ambisca ad essere smart e innovativa deve necessariamente avere a cuore anche la sostenibilità, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU al 2030.

Milano è una delle città italiane più attive nel processo evolutivo per diventare una smart city ad altissimo tasso di innovazione e con un’elevata sensibilità su tematiche come energia pulita, ambiente e incremento della qualità della vita dei cittadini.

Da un’anticipazione di Icity Rate, il rapporto annuale realizzato da Forum PA per valutare la situazione delle smart cities italiane in termini di inclusività e vivibilità, Milano totalizza le migliori performance a livello nazionale per produttività, numero di imprese green, offerta di trasposto pubblico locale.

In particolare in fatto di mobilità sostenibile l’offerta di posti-km TPL pro-capite vede Milano ai vertici della classifica nazionale: la città meneghina è inoltre leader per dotazione di veicoli in sharing, sia automobili che biciclette.

Non altrettanto rosea la situazione sui settori ambiente e legalità.

Sviluppo sostenbile: Milano punta sull’inclusione e sulla digital transformation

E’ la terza volta nelle ultime tre edizioni che Milano risulta in testa alla classifica delle smart city italiane: questo risultato si deve alla grande attenzione della Pubblica Amministrazione meneghina verso le tematiche dell’innovazione e dell’inclusione con un consistente sforzo nella digital transformation ai fini di rendere Milano una città sempre più intelligente e a misura dell’individuo.

Una città sostenibile insomma, che persegua lo sviluppo sociale ed economico con l’impiego delle nuove tecnologie e degli strumenti di partecipazione e collaborazione.

I risultati completi della ricerca, che offre anche un’interessante analisi sul posizionamento dei Comuni capoluogo rispetto ai grandi obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, saranno diffusi durante la manifestazione “I City Lab” in programma a “BASE Milano” il 24 e 25 ottobre prossimi.

Smart NationInnovazione urbana, Milano è al vertice per sviluppo sostenbile
Vai all'articolo

Stop a Uber in Italia

No comments

La permanenza di Uber in Italia è seriamente compromessa. Il Tribunale di Roma ha ordinato il blocco, entro 10 giorni, dei servizi offerti dal gruppo in Italia e una penale di 10mila euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento del blocco a decorrere dal decimo giorno successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia da 7 aprile 2017.

Lo stop interessa non solo i servizi della multinazionale ma anche la loro promozione e pubblicizzazione in Italia.

Per comprendere quale sarà davvero lo sviluppo della situazione bisognerà attendere i prossimi giorni anche se appare sin da ora chiaro che la multinazionale Uber rischia seriamente di dover interrompere ogni attività nel nostro Paese.

Stando alle decisioni dei giudici infatti, i servizi offerti dalla multinazionale, da Uber Black alle altre declinazioni (come Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect e Uber-Van), risultano in aperto contrasto con il diritto nazionale e in concorrenza sleale con gli altri operatori del settore.

Primi fra tutti gli oppositori di Uber sicuramente i tassisti che sono i veri promotori della battaglia legale culminata nella recentissima sentenza che si affianca a quelle del Tribunale di Milano e di Torino in relazione al servizio Uber Pop.

I vertici di Uber hanno reagito in maniera pessima alla decisione del Tribunale di Roma dichiarando al contempo di avere l’intenzione di ricorrere in appello.

L’innovazione va tutelata ma va normata

Lo scontro però non sembra ancora finito visto che, di fatto, viene implicitamente sollecitata la politica ad affrontare il problema.

Quello di Uber è certamente un business che presenta diversi lati che dovrebbero essere normati ma rappresenta, al tempo stesso, l’innovazione in settori che dovrebbero essere portati al passo con i tempi dal momento che sono regolati da normative vecchie di oltre 20 anni.

Le problematiche attuali infatti sono figlie di distorsioni prodotte da una legge del 1992 che non poteva tenere conto dell’evoluzione tecnologia, delle app e degli smartphone.

Del resto, la premessa della sentenza con cui il Tribunale di Roma ha disposto il blocco dei servizi di Uber specifica che non è compito dei giudici valutare l’efficienza della normativa in vigore o la sua migliorabilità, ma di decidere esclusivamente alla luce delle leggi in vigore.

Smart NationStop a Uber in Italia
Vai all'articolo

In Piemonte le norme regionali contro i servizi innovativi di trasporto sono illegittime

No comments

Nel 2015 la Regione Piemonte aveva approvato una legge nota alle cronache come legge anti-Uber.
La vicenda risale al luglio 2015 quando la Regione Piemonte si era schierata apertamente contro Uber e altri sistemi di chiamata di trasporto persone a pagamento inibendo loro la possibilità di operare sul territorio subalpino.

A distanza di poco più di un anno, la Corte Costituzionale ha sancito, con la sentenza 265/2016, come illegittimo il provvedimento di Regione Piemonte: la Consulta ha infatti ritenuto fondate le questioni sollevate dalla Presidenza del Consiglio contro le norme regionali e si allinea così ai pareri dell’Antitrust (luglio 2014 e maggio 2015), dell’Autorità dei trasporti (giugno 2015) e del Consiglio di Stato (maggio 2016).

Il servizio di trasporto di persone che preveda la chiamata, con qualunque modalità, di un autoveicolo con l’attribuzione di corresponsione economica non può quindi essere esercitato solo dal servizio di taxi e di noleggio con conducente perché si tratta di una scelta che impone un limite alla libertà di iniziativa economica individuale e incide sulla composizione tra operatori economici nel relativo mercato.

Insomma, i servizi erogati da Uber non possono essere fermati.

Il servizio di trasporto a chiamata deve essere riformato dallo Stato

Di più, i giudici della Corte Costituzionale rimandano la legislazione sulla materia, per questioni di competenza, esclusivamente allo Stato.

Poiché l’attuale normativa risale essenzialmente agli inizi degli anni ’90 e considerati i cambiamenti economici e sociali conseguenti, è del tutto legittimo che si levi la domanda di un inquadramento giuridico univoco e aggiornato che però non può provenire dalle Regioni.

Insomma, si conferma il vuoto normativo nella regolamentazione dei servizi innovativi ma non per questo è possibile bloccare l’evoluzione del mercato.

Smart NationIn Piemonte le norme regionali contro i servizi innovativi di trasporto sono illegittime
Vai all'articolo