Twitter introduce i messaggi vocali

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Twitter, la celebre compagnia che ha fondato un nuovo modo di distribuire notizie e contenuti rilevanti tramite il concetto del microblogging, introduce un’importante innovazione che modifica sensibilmente il proprio approccio alla circolazione delle informazioni.

A breve infatti verrà gradualmente rilasciata una funzione che permette di pubblicare messaggi audio: la nuova funzionalità è disponibile per una piccola percentuale di utenti che usano Twitter su iPhone ma verrà progressivamente estesa a tutta la platea dei melafonini.

L’idea alla base di questa nuova opzione è che gli attuali 280 caratteri non siano sufficienti per trasmettere il senso e le sfumature della conversazione e quindi la voce risulta il metodo più conveniente per porre rimedio a tale problematica.

I tweet vocali hanno una durata di 140 secondi, un numero che richiama i 140 caratteri limite con cui venne lanciata la piattaforma: per registrarli basterà premere l’icona dell’onda sonora presente nell’interfaccia.

Qualora si superi tale durata, inizierà in automatico una seconda registrazione e si creerà un thread.

Maggiori dettagli nel comunicato presente sul blog della compagnia.

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Twitter Topics, il nuovo modo di seguire i temi più rilevanti

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Twitter innova il proprio servizio e lo fa lanciando una funzione che esalta le capacità del celebre social network di mostrare conversazioni rilevanti: dopo aver portato innovazione introducendo le microconversazioni e il modo in cui vengono catalogate, è ora di potenziare le possibilità per gli utenti di seguire facilmente le conversazioni migliori sulla base dei temi di proprio interesse.

Nella stessa maniera di come avviene per seguire gli account, l’utente potrà ricevere appositi suggerimenti per ogni argomento direttamente nella timeline e nella ricerca a seconda delle ricerche più frequenti e di quello che già viene seguito su Twitter.

Quando si decide di seguire un argomento verranno infatti mostrati i tweet più rilevanti rispetto all’interesse espresso: se prima erano le persone ad individuare il modo migliore per non perdere gli aggiornamenti su uno specifico tema, ora sarà la conversazione stessa ad apparire spontaneamente alle persone.

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Facebook introduce un maggiore controllo sulla privacy degli utenti

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Facebook continua nella propria attività rivolta a consentire all’utente di poter disporre liberamente dei propri dati.

Per farlo, introduce una nuova funzione chiamata attività fuori da Facebook: si tratta di un sistema di controllo che consente di identificare le proprie attività effettuate su app e siti che sfruttano le informazioni dell’utente provenienti da Facebook.

Se l’utente lo desidera, tramite il nuovo sistema di controllo, è possibile cancellare le informazioni raccolte dall’account: lo strumento nasce per dare alle persone più trasparenza e controllo in un’era dove la circolazione delle informazioni

In particolare viene consentito di vedere la sintesi delle informazioni che altre app e siti hanno gestito attraverso gli strumenti messi a disposizione per le realtà aziendali come Facebook Pixel o Facebook Login, di scollegare le informazioni dal proprio account e, nel caso, disconnettere le future azioni fuori da Facebook dall’account.

Il roll-out, cioè il rilascio di questa nuova funzione, verrà introdotta gradualmente nel mondo a partire dall’Irlanda.

Maggiori informazioni sul blog ufficiale di Facebook.

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In Italia continua a crescere l’audience dei principali social network

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I numeri degli utilizzatori di Internet e in particolare quelli dei social network continua a crescere.

Le recenti statistiche elaborate da Agcom relazionate con i dati raccolti da Audiweb testimoniano un costante aumento dei numeri relativi al traffico internet sviluppato dagli utenti tramite connettività fissa e mobile.

Secondo le fonti dell’Osservatorio delle Comunicazioni di Agcom su un rilevamento eseguito a fine 2018 mediamente ben 42,7 milioni di italiani, pari a circa il 71% della popolazione, si sono collegati ad Internet per un totale di circa 70 ore di navigazione mensile a persona.

I social network in costante crescita

Ma la crescita maggiore è a carico dei principali social network fra cui Facebook che con 35,7 milioni di utenti unici si conferma la rete sociale più diffusa seguita da Instagram con i suoi 22,3 milioni e LinkedIn con i suoi 15,3 milioni di persone.

Gli accessi da parte di utenti connessi tramite la rete telefonica fissa sono scesi di circa 80mila unità rispetto al trimestre precedente con un aumento però delle connessioni provenienti da smartphone e tablet tramite rete 3G e 4G: 34,5 milioni di persone fra i 18 e i 74 anni hanno usato la connessione da smartphone mentre 8,5 milioni da tablet.

Il tempo speso online ammonta ad una media di 3 ore e 16 minuti (3 ore e 32 minuti le donne, 3 ore e 1 minuto gli uomini): il tempo speso online generalmente decresce all’aumentare dell’età con riscontri che vedono i 18-24 rimanere connessi attorno alle 3 ore e 48 minuti mentre gli over 65 tendono a stare online  poco meno di 2 ore.

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Censis, l’accesso all’informazione avviene tramite smartphone

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L’ultimo rapporto Censis, il 52mo, decreta che l’inarrestabile crescita dell’uso di internet e dei social network ha di fatto soppiantato il mezzo televisivo tradizionale.
Lo smartphone in particolare è divenuto il fulcro di questa trasformazione che ha cambiato i paradigmi di accesso all’informazione nonostante va osservato che i telegiornali online e le trasmissioni informative diffuse tramite streaming stanno guadagnando terreno.

Nel 2018 gli italiani che usano internet sono in aumento, pari al 78,4% della popolazione con un aumento del 3,2% rispetto allo scorso anno e oltre il 33% rispetto al 2007; anche l’uso degli smartphone è in crescita, passando dal 69,6% dello scorso anno al 73,8% del 2018.

Stessa sorte per i social network e i programmi di messaggistica che continuano a crescere in termini di adozione da parte della popolazione: basti pensare che WhatsApp ha raggiunto ormai il 67,5% degli italiani e quasi il 81,6% della popolazione under 30.

La tendenza di crescita diffusa si inverte invece per quanto riguarda la stampa: i quotidiani passano dal 67% dei lettori nel 2007 al 37,4% nel 2018.
Questo calo non è compensato dalle testate online che aumentano marginalmente in termini di lettori, dal 21,1% al 26,3%.

Anche la televisione è in flessione specie relativamente alle sue forme di diffusione tradizionale mentre le tv via internet registrano una crescita anche grazie all’aumento di consensi che stanno riscuotendo le mobile tv.

La radio, contrariamente alla televisione, beneficia marcatamente del web anche grazie ai processi di ibridazione dei media che portano ad una sostituzione della piattaforma di ascolto delle frequenze radiofoniche per cui l’utente utilizza internet per sintonizzarsi sulle proprie stazioni preferite.

L’informazione grazie a tg e social

Nella classifica delle piattaforme usate dagli italiani per informarsi sono in vetta i telegiornali e i social, in particolare Facebook.
Però mentre i telegiornali consolidano la propria posizione, i social affrontano una battuta di arresto anche a causa delle problematiche legate alle fake news e all’inaffidabilità percepita dall’uso distorto della piattaforma.
Tuttavia i canali sociali sono molto apprezzati per poter interagire in modo più semplice con i politici di riferimento.

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Fake news, la maggior parte degli italiani non è in grado di riconoscerle

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La maggior parte degli italiani non è sostanzialmente in grado di riconoscere se una notizia apparsa sul web è vera oppure se è una fake news.

Per l’82% della popolazione infatti, le notizie apprese online vengono recepite e ritrasmesse senza alcun tipo di filtro critico che rende così i lettori un bersaglio ideale per la disinformazione.

Il dato allarmante non è però l’unico: per l’87% degli italiani i social network non forniscono più opportunità di ottenere notizie credibili a fronte di una totale dipendenza da internet che vede il 95% del campione utilizzare quotidianamente la rete con un uso che nella maggior parte dei casi supera le 3 ore giornaliere.

Infosfera fotografa una situazione allarmante

I dati emergono dal rapporto Infosfera realizzato dal gruppo che si occupa di ricerca sui mass media dell’Università Suor Orsola Benincasa.

Il rapporto ha una buona attendibilità, coinvolgendo un campione d’indagine superiore ai 1.500 cittadini italiani e quindi con un errore statistico minimo di circa il 2.5%.

Dalla ricerca emerge uno scenario preoccupante anche per altri aspetti: crescono infatti gli stati d’ansia, l’insonnia e altre patologie collegate ad un impiego eccessivo del web.
Questo si deve ad una progressiva rimodulazione delle facoltà mentali dell’individuo, fra cui il pensiero profondo e la memoria, dovuta ad un intenso uso dello smartphone per registrare e memorizzare le informazioni.

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LEGO Life, arriva in Italia il social per bambini

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Nuova vita per i mattoncini LEGO che diventano digitali.

Grazie all’applicazione LEGO Life infatti, anche i bambini di età inferiore ai 13 anni potranno collegarsi online con una comunità di coetanei e condividere le proprie creazioni interagendo con alcuni dei personaggi LEGO.

Lego Life, attiva dall’inizio del 2017 in diversi Paesi fra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca, Austria e Svizzera, approda ora in Italia.

L’applicazione è di fatto un social network che offre una piattaforma dove i bambini potranno mostrare le proprie creazioni ottenute con il mattoncino fisico e inviare o ricevere commenti tramite una speciale tastiera Emoji che presenta emoticon, adesivi e frasi già scritte affinché la conversazione si mantenga semplice, universale e idonea agli utenti.

Lego Life, un’applicazione che tutela i minori

L’apertura di un account garantisce massima tutela per i giovani giocatori: il nome utente viene assegnato randomicamente tramite un generatore di nomi che combina tre parole casuali (titolo, nome e aggettivo); le immagini del profilo non potranno essere foto reali e tutti i contenuti e i commenti sono monitorati dai dipendenti Lego affinché l’esperienza sia idonea per i bambini.

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I musei italiani puntano su internet e social media

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La promozione dei musei italiani passa attraverso internet e le piattaforme sociali.

Questa è la sintesi di un’indagine effettuata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

L’analisi passato in rassegna un campione di 476 musei italiani, pari al 10% dei musei aperti al pubblico.

L’indagine ha verificato per ciascun museo la presenza di un sito web e le sue funzionalità, la disponibilità di applicazioni e infine la presenza sui social network, su TripAdvisor e su Wikipedia.

I musei italiani ricorrono ai social network per la promozione

Al 2016 risulta che il 52% dei musei considerati è in possesso di almeno un account su un social network e la maggiore presenza viene registrata su Facebook (51%).
Seguono Twitter (31%) e Instagram (15%).

Inoltre è stata condotta un’analisi qualitativa circa la gestione sociale degli account ufficiali sui social network ed è emerso che la maggior parte dei messaggi pubblicati è di natura promozionale, riguardante la segnalazione di eventi o informazioni relative all’accoglienza come la diffusione degli orari di apertura o la presenza di eventuali promozioni sugli ingressi.

Tuttavia il maggiore engagement, ossia il grado di interazione con i contenuti, è stato raggiunto da quei musei che hanno offerto approfondimenti sulle opere esposte o su storie e curiosità che ruotano intorno ad esse.

Si tratta sicuramente di uno spunto di cui i gestori dovrebbero fare tesoro.

I musei più prolifici nella gestione digitale su Facebook sono risultati i Musei Vaticani, seguiti dalla Reggia de La Venaria Reale e dal MAXXI al terzo posto.

Su Twitter invece, il primo posto per quantità di follower appartiene al profilo dei Musei in Comune di Roma mentre il MAXXI si posiziona al secondo posto e il Museo del Novecento, a Milano si attesta al terzo.

Su Instagram, invece, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia è il museo più seguito, mentre il Triennale Design Museum di Milano e il MAXXI di Roma si classificano al secondo e terzo posto.

Dall’analisi è emerso inoltre che il rumore di fondo sui social inerente ai musei è generalmente positivo: il 46% dei contenuti pubblicati su Twitter ha una valenza positiva, mentre solo il 18% parla dei musei in modo negativo e il 22% neutro.

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I social network e la privacy, un problema da molti non compreso

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Internet è un abilitatore, consente cioé di aumentare le opportunità a disposizione di chi lo usa; tuttavia, come ogni strumento, richiede un giusto grado di consapevolezza e formazione di cui non tutti sono dotati.

Il fatto che internet sia facilmente accessibile comporta una generalizzata disattenzione da parte dell’utente medio che non si pone in modo critico di fronte a determinate situazioni nelle quali può incorrere.
Nel caso dei social network, questo problema è sicuramente esasperato: ci si iscrive velocemente per poter essere parte del sistema ed interagire con altre persone senza porre adeguata attenzione al contratto che si sta sottoscrivendo.

Accedere ad una piattaforma digitale infatti, benché gratuita, comporta l’accettazione di una serie di regole, doveri e limitazioni che spesso non vengono neppure lette: quanti di voi hanno letto integralmente le condizioni contrattuali di Facebook?

Ebbene, se tutti lo avesssero fatto ponendovi la giusta attenzione e comprendendole, negli ultimi giorni non si sarebbe vista la moltitudine di aggiornamenti di stato recanti un contenuto similare a questo:

Scadenza domani!!!
Tutto quello che avete postato diventa pubblico da domani. Anche i messaggi che sono stati eliminati o le foto non autorizzate. Non costa nulla per un semplice copia e incolla, meglio prevenire che curare. Canale 13 ha parlato del cambiamento nella normativa sulla privacy di Facebook.
Io non do facebook o qualsiasi entità associata a facebook il permesso di usare le mie immagini, informazioni, i messaggi o i post, passato e futuro. Con questa dichiarazione, do avviso a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire, trasmettere o prendere qualsiasi altra azione contro di me sulla base di questo profilo e / o il suo contenuto. […]

Qualsiasi dichiarazione, come questa, è completamente nulla, non ha cioé alcun tipo di valenza giuridica.

Il diritto in rete è sicuramente una materia molto complessa dovuta spesso all’assenza o la scarsa applicabilità di una normativa transnazionale chiara considerando le differenti tutele presenti nei diversi Paesi del mondo per chi eroga e per chi fruisce un servizio: appare però evidente che chiunque decida di servirsi di una piattaforma digitale debba necessariamente mettere in conto di non poter esercitare un diritto pieno ed esclusivo sui contenuti inseriti.

In senso lato, nel momento in cui si crea un account su una piattaforma digitale, tutte le azioni dell’utente saranno registrate, valutate e i contenuti sfruttati al fine di produrre un utile per il gestore della piattaforma che solitamente è legato al grado di profilazione del consumatore.

Questo è tanto più vero qualora non si paghi il servizio: la ricchezza risiede proprio nei contenuti che l’utente ha prodotto durante la sua permanenza e che sono letteralmente oro per chi eroga il servizio: si pensi a servizi gratuiti come WhatsApp o Gmail, essi generano una miniera di informazioni derivanti dall’interazione dell’utente che, in cambio, ottiene l’uso di applicazioni molto utili.

In linea di principio, la seguente affermazione è vera: se è gratis, il prodotto sei tu.

Provate a cancellarvi da un qualsiasi servizio digitale cercando l’opzione che vi consenta di rimuovere definitivamente i dati inseriti nella piattaforma.
Noterete che è un’opzione spesso assente (al più troverete facilmente la possibilità di disattivare l’account ma non di rimuoverlo) o, se presente, particolarmente difficile da attuare o con una procedura molto complessa e a volte neppure automatica.

Secondo voi perché?

La tutela della privacy e l’utilizzo gratuito di un servizio sono due cose, nell’era digitale, scarsamente conciliabili: in ambito social network il Garante per la Privacy ha realizzato un interessante vademecum con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza degli utenti e offrire loro ulteriori spunti di riflessione e strumenti di tutela per utilizzare al meglio le opportunità offerte dal mondo digitale difendendosi dalla trappole della Rete.

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