Il carcere di Opera diventa un laboratorio per la diffusione di competenze digitali ai detenuti

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Grazie all’accordo fra TIM e il Ministero della Giustizia, il carcere di Opera diventa un luogo dove i detenuti potranno acquisire competenze digitali utili al loro reinserimento nella società.

Nello specifico lo staff preposto da TIM per l’iniziativa si occuperà di fornire alle persone detenute formazione ed esperienze professionali adatte ad affrontare il mercato del lavoro riducendo i fattori di disagio sociale.

I detenuti potranno quindi imparare nuove abilità e avranno l’opportunità di svolgere un vero lavoro nel corso del periodo di detenzione innescando il conseguente sviluppo e progresso sociale.

Gli interventi formativi si articolano attorno all’apprendimento di contenuti e tecniche idonei ad erogare assistenza tecnica sui prodotti di rete fissa commercializzati da TIM.

Dopo una fase iniziale di selezione dei candidati idonei, scelti tra quelli a bassa pericolosità e con pene ridotte, è previsto un periodo di formazione professionale alle competenze digitali più richieste dal mercato del lavoro e allineate con i trend di sviluppo della tecnologia.

Alla formazione seguirà un periodo di affiancamento finalizzato a rendere i detenuti indipendenti nello svolgimento dell’attività di assistenza tecnica.

Si tratta di un percorso di responsabilità sociale che fonde la cultura dell’integrazione con quella del digitale in quanto si perseguono sia la piena inclusione digitale che quella sociale promuovendo una società più sicura, coesa e impegnata ad agevolare il pieno reinserimento dei detenuti.

Maggiori informazioni nel comunicato stampa.

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Confiscati Bene 2.0, il portale per mappare i beni sottratti alla mafia

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La tecnologia può essere utilizzata anche per rappresentare visivamente le informazioni inerenti agli interventi effettuati in favore della legalità e contro le mafie.
Proprio questo è stato il convincimento che ha portato ad una collaborazione fra Fondazione TIM e l’ Associazione Libera per lanciare il progetto Confiscati Bene 2.0.

Si tratta di un portale, basato sul largo utilizzo degli open data, nato per monitorare gli oltre 14 mila immobili confiscati alla criminalità al fine di fornire informazioni relative alle strutture, al loro stato e ad eventuali iniziative correlate.

I beni delle mafie riutilizzati per scopi sociali e mappati grazie alla tecnologia

Grazie alla legge 109 del 1996 infatti i beni confiscati alle organizzazioni criminali possono essere riutilizzati a fini sociali assegnandoli ad enti pubblici e privati in grado di valorizzarli e restituirli alla collettività migliorando il contesto culturale, sociale e urbano del territorio.

La piattaforma di Confiscati Bene 2.0 utilizza tecnologie open source che permettono, fra l’altro, di censire oltre 700 tipologie di buone pratiche che illustrano il riutilizzo istituzionale e sociale di strutture: tali pratiche sono utili per ispirare proposte di ulteriori nuovi progetti.

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