Maker Faire Rome, al via la fiera dell’innovazione

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Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso: stampa 3d, IoT, big data, robotica e molto altro tornano ad arricchire Roma nell’evento più sentito per i makers di tutta Italia.

Inizia infatti oggi la Maker Faire Rome 2016, la grande fiera dedicata all’innovazione dove gli artigiani digitali mostreranno le ultime novità a partire dai 700 progetti esposti

Maker Faire Rome: un evento che cresce

Se prima l’evento attraeva innovatori e studenti, adesso coinvolge famiglie e anche imprenditori che vedono nelle possibilità offerte dai makers uno strumento per innovare le proprie realtà.

Del resto la fiera, oggi alla sua quarta edizione, è passata dai 35 mila visitatori del primo anno, ai 90 mila del secondo, fino al record di 100 mila della scorsa edizione.

L’interesse verso la Maker Faire coinvolge anche le istituzioni basti pensare che anche la Polizia di Stato e la Marina militare partecipano con i loro progetti all’avanguardia.
La Marina militare italiana presenta il simulatore di plancia per rendere l’esperienza di conduzione della fregata Carlo Bergamini nel porto di Taranto.

La Polizia di Stato invece, tramite il Pullman Azzurro, offre un’aula multimediale itinerante a bordo della quale, con strumenti innovativi e interattivi, sarà possibile intraprendere delle lezioni sulla sicurezza stradale.

Non solo, nei 100 mila metri quadrati totali di cui 55 mila di superficie espositiva coperta per l’edizione 2016, vi sono 8000 mq dedicati a bambini e ragazzi dai 4 ai 15 anni, con i laboratori dedicati per l’avviamento ad attività creative digitali.

Compaiono inoltre i droni di ultima generazione e progetti tecnologici dedicati allo sport come Cella Basket che propone sfide con il pubblico su un campo di pallacanestro ed esibizioni per Racer 7, un robot in grado di mettere a segno centinaia di canestri senza sbagliare un colpo.

Di più, nella manifestazione ci sarà anche una parte formativa per la manifattura italiana in modo da permettere a fabbri, artigiani e orefici di avvicinarsi al mondo del digital manufacturing per innovare la propria produzione.

Se amate quindi i droni e la robotica, la stampa 3D, l’industria 4.0, l’IoT (internet delle cose) dovete necessariamente fare un salto a Roma.

In alternativa sono visibili in streaming alcuni appuntamenti direttamente nella sezione dedicata.

Il programma completo è disponibile qui.

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A Brescia torna Supernova, il festival dell’innovazione

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Il vero anno di svolta per Supernova è appena iniziato.
Torna a Brescia il 29 e il 30 settembre, l’1 e il 2 ottobre il festival organizzato da Talent Garden.
Brescia si pone quindi al centro del dialogo su temi molto attuali come l’innovazione e la tecnologia presentando il festival Supernova avendo come principale scopo quello di essere uno stimolo per lo sviluppo di soluzioni sostenibili e green.
Ambiente e innovazione saranno le parole chiave, intendendo ambiente non solo come concetto green e naturale ma anche come ambiente da condividere, habitat umano, reale e virtuale, connesso e sociale.

Laboratori e Workshop non mancheranno per presentare e fare conoscere tutte le varie facce dell’innovazione all’interno di un complesso tessuto imprenditoriale.
Quella che stiamo vivendo sembra essere a tutti gli effetti una vera e propria quarta rivoluzione industriale all’insegna dello Smart Manufacturing (cioè l’innovazione digitale applicata ai processi dell’industria).

Il programma del festival Supernova

Venerdì 30 settembre il festival presenterà Cisco, il leader tecnologico mondiale che dal 1984 è il motore di internet e, sempre nella stesso giornata, ci sarà la UXCON16 – The Future of Business, cioè un evento dedicato al buisness, un modo per capire come si sta evolvendo il panorama economico e produttivo globale.
Sabato 1 e domenica 2 ottobre, si potrà partecipare a workshop e assistere a live performance legate all’innovazione nell’ambiente e nel sociale ma anche nel cibo.
Non mancheranno poi gli appuntamenti fissi delle scorse edizioni. Il meglio dell’industria bresciana affiancato da grandi aziende internazionali e startup, presenterà conferenze e dibattiti sul mondo della comunicazione e del marketing.

Il 1° ottobre sarà poi la volta di IMW, un convegno di giovani di AIB, che porterà sul palco grandi nomi dell’imprenditoria.
Sarà imperdibile anche, come ogni anno, la classica cena di apertura al Festival, da sempre già occasione per scambiarsi idee e opinioni.
Quest’anno la cena si presenta come occasione per gli ospiti di fare un percorso sensoriale unico tra i migliori piatti di chef stellati.

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Maker Faire, a Roma l’innovazione per tutti

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Presentata oggi la nuova edizione della Maker Faire, la grande festa dell’innovazione portata in Europa sulla base del celebre format statunitense, che si trasferisce alla Fiera di Roma e per l’occasione sarà maxi.
Non è solo un auspicio ma la naturale evoluzione di un fenomeno cresciuto negli anni e che, per l’edizione che si terrà dal 14 al 16 ottobre, occuperà sei padiglioni per un totale di oltre 100mila metri quadrati dei quali 55mila al coperto per una fiera in cui non solo si guarda ma si diventa anche veri e propri protagonisti.
Una festa per tutte le età con 8mila metri quadrati dedicati solo ai ragazzi dai 5 ai 15 anni.

I protagonisti di queste evento, i veri maker, sono proprio le persone comuni, siamo tutti noi quando dobbiamo affrontare la quotidianità e mettiamo in atto creatività e spirito di adattamento.
Saranno infatti oltre 700 i progetti esposti selezionati tra i 1.500 visionati in vari bandi, si vedranno tra i tanti il laboratorio d’analisi portatile We-Lab e un orto domestico a misura di bambini, Ortuino.

Saranno centinaia gli incontri e le conferenze, i workshop e i temi del nostro vivere contemporaneo.
Si parlerà di droni, di robotica, di stampa 3D, di ogni angolo delle nostre quotidianità, dai trasporti all’ambiente, dalla cucina alla musica. Non sarà tralasciato niente.
La Maker Faire proporrà anche una serie di demo-workshop, cioè corsi dimostrativi per illustrare e comprendere come la fabbricazione digitale potrà essere un motore in più per le attività artigianali.

I progetti selezionati arrivano da oltre 65 Paese tra cui Germania, Spagna, Turchia, Emirati Arabi, Cina, Regno Unito.
La fiera avrà dimensioni e spazi mai sperati prima con anche 10 metri di parete interattiva che reagisce ai vari tocchi, 200mq di pista per go-kart con integrata la realtà virtuale, un vero e proprio intrattenimento per tutte le età.

Intrattenimento e divertimento sì ma con un occhio sempre rivolto anche al risvolto educativo e dell’apprendimento.
L’alfabetizzazione digitale sarà infatti una delle bandiere di questo progetto giunto ormai alla quarta edizione.
L’appuntamento è presso la fiera di Roma dal 14 al 16 ottobre e l’hashtag sarà #MFR2016.

Di seguito l’estratto della conferenza stampa tenutasi il 18 marzo 2016.

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CAP, la stampa 3D al servizio degli animali

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Il progetto CAP, acronimo per Computer Aided Pets Project, è un’iniziativa che unisce la tecnologia all’impegno sociale nei confronti degli animali e del mondo veterinario.

Grazie all’impiego di programmi di modellazione CAD e l’utilizzo della stampa 3D, il gruppo di volontari che partecipano al progetto sono in grado di realizzare protesi di supporto per animali vittime di incidenti o patologie che ne richiedano l’uso.

I manufatti 3D rispondono perfettamente all’esigenza dei pazienti in virtù della precisione della modellazione 3D e sono estremamente accessibili come prezzi rendendoli idonei anche per il recupero funzionale di animali randagi o selvatici.

Il progetto CAP nasce dall’iniziativa di Jim Song che, a propria volta, si è ispirato alla fondazione E-nable, una no profit che opera nel medesimo settore tecnologico ma rivolgendosi agli essere umani grazie ad una comunità di migliaia di esperti di stampa 3D in tutto il mondo.

Del resto si è già visto come il settore della stampa 3D possa rappresentare il futuro della medicina, specialmente in campo ortopedico.

Come funziona il Computer Aided Pets Project

Grazie all’apposito form di contatto, è possibile inviare una richiesta di aiuto per il proprio animale ai volontari del progetto CAP.

Partita la richiesta, viene gestita dal sistema che la instrada ad un volontario selezionato sulla base della vicinanza geografica rispetto al richiedente anche perché sono fisiologicamente richiesti diversi tentativi per effettuare un impianto protesico effettivamente funzionale.
La realizzazione della protesi per animali richiede generalmente tempi abbastanza lunghi e ha una durata nel tempo limitata anche per il rischio che la protesi stampata in 3D possa essere danneggiata dall’animale stesso: è quindi preferibile avere un volontario di CAP in zona, pronto ad intervenire.

Sul sito di CAP è disponibile una sezione dedicata ai disegni e progetti di protesi, liberamente scaricabili e modificabili: ne fanno parte, per esempio, Figo, una sedia a rotelle per cani privi dell’uso delle zampe posteriori o protesi per cicogne.

Il CAP ha tre grandi centri organizzativi: in California, a Rancho Cucamonga, in Giappone, a Tokyo, e in Cina, a Pechino.

Tuttavia il reclutamento avviene online grazie a una libera adesione con alcuni requisiti tecnici, come per esempio il possesso di una stampante 3D e la conoscenza dei programmi di progettazione, oppure meno specifici ma altrettanto importanti come le competenze in ambito comunicativo o logistico per contribuire alla crescita del gruppo dei volontari.

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Industria 4.0, McKinsey lancia un progetto pilota di fabbrica digitale

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Il rilancio dell’industria italiana passa attraverso il digitale: con la completa digitalizzazione della catena di montaggio infatti è possibile efficientare la produzione calcolando in ogni passaggio il tasso di produttività delle macchine, degli adetti nonché l’impiego della materia di prima necessaria alla produzione.

I sensori digitali monitorano ogni processo produttivo e raccolgono dati che vengono poi analizzati per incentivare miglioramenti nel processo produttivo.
Il risultato è un prodotto più sostenibile, meno costoso e soprattutto tarato sui bisogni contingenti senza sprechi, praticamente on demand.

Questo è lo scenario a cui si assiste a Pordenone dove è nata la fabbrica pilota 4.0 grazie ad una sinergia fra McKinsey e Unindustria Pordenone.

Digital Fabrication: il nuovo modo di fare industria

L’industria 4.0 si basa su una successione di livelli di azione.
L’inizio è costituito dall’utilizzo dei dati come strumento per creare valore: l’adozione di big data e open data permette di prelevare una quantità considerevole di informazioni dalle macchine.
Il passaggio successivo è rappresentato dall’analisi di questi dati affinché si possano identificare eventuali punti di inefficienza.
Il terzo passaggio riguarda l’interazione uomo-macchina: ovvero come istruire le macchine tramite interfacce e linguaggi al fine di migliorare lo scenario che è stato costruito nei precedenti livelli.
Infine l’ultimo passaggio riguarda la digital fabrication (o fabbricazione digitale), ovvero l’identificazione dei metodi e degli strumenti migliori per produrre i beni come ad esempio il ricorso alla stampa 3D o ai robot.

Produrre quello che serve quando serve appunto, potendo modulare la produzione in relazione alle richieste del mercato ed abbattendo i costi di stoccaggio e logistica rappresenta una chiara innovazione che viene recepita in un distretto industriale, quello di Pordenone, dove si concentrano la filiera del mobile e del bianco ossia degli elettrodomestici.

Non a caso l’innovazione di McKinsey si propone ad aziende come Electrolux di Porcia e alla stessa Ikea come laboratorio per innovare i processi in modo da recuperare produttività.

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Fruitipy, lo strumento innovativo per verificare il grado di maturazione della frutta

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Tra le diverse problematiche che affrontano i produttori di frutta, uno dei maggiori è sicuramente l’individuazione del giusto momento di raccolta: sbagliare significa dover destinare al macero tonnellate di raccolto per problemi inerenti al grado di maturazione del prodotto.
Basti pensare che, nella produzione dei lamponi, si calcola che circa il 30% del raccolto, ogni anno, venga buttato perché la raccolta è troppo prematura o, al contrario, per eccessiva maturazione.

Per ovviare al problema, direttamente dalla Web Valley, la scuola estiva di introduzione alla ricerca dedicata ai ragazzi, è nato Fruitipy, il prototipo di uno spettrometro portatile ideato da un gruppo di 15 studenti fra i 17 e i 18 anni insieme ai ricercatori della Fondazione Bruno Kessler di Trento.

Fruitipy è uno strumento tecnologico sviluppato anche grazie alla stampa3D che consiste in uno spettrometro dotato di un mini computer in grado di comunicare con uno smartphone: il dispositivo permette di scoprire, dalla composizione chimica, se un frutto è pronto per essere colto o meno.

L’obiettivo del progetto è quello di determinare il preciso momento di maturazione della frutta in quanto esso ha un’incidenza significativa sulla qualità del prodotto.
La sperimentazione è avvenuta principalmente su lamponi poiché si tratta di un frutto che, una volta colto dalla pianta, se non viene messo al fresco continua a maturare: tale caratteristica esaspera la necessità di trovare il giusto momento di maturazione e quindi determina ancora di più l’importanza di una soluzione come Fruitipy.
In sua assenza infatti occorre affidarsi all’occhio esperto del raccoglitori che però sono formati da personale stagionale e comunque non possono conoscere tutte le varietà di lamponi prodotti o ad analisi che però necessitano la distruzione di parte del raccolto per essere effettuate.
Grazie a Fruitipy invece, la verifica avviene direttamente sul campo e senza dover buttare nemmeno un solo frutto.

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Scuola digitale e banda larga fra le priorità dell’Agenda Digitale del FVG

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Il Friuli Venezia Giulia è una regione all’avanguardia nell’adozione di politiche digitali: la riprova è data dai recenti sviluppi in ambito di determinazione degli accordi e strategie per innescare una vera digitalizzazione del proprio territorio e dei propri cittadini.
La giunta regione infatti è riuscita nei giorni scorsi ad approvare due importantissimi provvedimenti che determineranno un significativo cambiamento per il prossimo biennio.
In primo luogo ha approvato il testo dell’ Accordo di programma per lo sviluppo della Banda ultralarga fra il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) e la Regione stessa che prevede la copertura di banda ultralarga, ovvero ad almeno 100 Mega, su gran parte del territorio ed in particolare nelle aree meno coperte o a basso interesse di mercato.

Appare inutile ribadire quanto la presenza di connettività veloce sia essenziale per il rilancio economico del Paese: qualora siate interessati a scoprire lo stato dei lavori, ecco come fare per rimanere aggiornati.

Secondariamente, ma non meno importante, il pacchetto di misure per rendere la scuola digitale.
Grazie all’impegno sulla banda larga infatti, l’alta velocità di connessione verrà resa disponibile nelle aule, nei laboratori, nelle biblioteche, nelle sale insegnanti e negli uffici amministrativi.
Entro il 2020 inoltre gli istituti scolastici saranno dotati di strumenti digitali, tablet e smartphone, da utilizzare in modalità creativa e innovativa nelle classi: questi strumenti saranno però anche utili per aumentare la produttività e l’efficienza a livello amministrativo.

Si affinacherà inoltre un’azione volta alla digital transformation della scuola che comprenderà la dematerializzazione di molti documenti fra cui il registro elettronico, il protocollo informatico e il portfolio elettronico dello studente.

I cambiamenti impatteranno anche l’insegnamento, con la possibilità di promuovere negli studenti anche la capacità di esplorare e affrontare con flessibilità problemi e contesti tecnologici nuovi cimentandosi nella programmazione, nella la robotica e nella stampa 3D.

La missione educativa si consoliderà anche attorno all’insegnamento di un utilizzo critico e consapevole della rete cercando di guidare gli studenti a leggere, selezionare, interpretare e valutare dati e informazioni sulla base della loro pertinenza e attendibilità.

Il comunicato è rinvenibile qui.

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La stampa 3D e il riciclo dei rifiuti plastici

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La plastica è economica, durevole nel tempo e soprattutto prodotta in grandissimi quantitativi per i più svariati usi: queste caratteristiche comportano elevate difficoltà in fase di smaltimento e la conseguente dispersione di prodotti plastici nell’ambiente che tendono così ad accumularsi.
Ne deriva che l’inquinamento causato dalla plastica sia un problema attuale e molto serio: anche qui però la tecnologia può aiutare restituire valore ai rifiuti plastici e migliorare l’impatto ambientale.

La Better Future Factory, grazie a un gruppo di neolaureati della Delft University of Technology, sta promuovendo il ricorso alla stampa 3D come soluzione: tramite il Perpetual Plastic Project infatti propone che i filamenti utilizzati nel processo di stampaggio siano ricavati da bottiglie riciclate, tazze e altri oggetti in plastica solitamente cestinati.

Per ottenere il risultato, ordinari rifiuti plastici vengono lavati, asciugati e immessi in un trituratore che li frammenta: questi frammenti passano poi in un estrusore, dove vengono riscaldati e fusi in filamenti impiegabili nella stampante 3D.
Il prodotto finale è puramente didattico: si tratta di anelli di plastica con un cuore disegnato che però hanno il merito di far comprendere le potenzialità del progetto.
Ma sebbene l’esperimento di Better Future Factory sembra essere meramente illustrativo, altri attori stanno affrontando questo scenario in modo più industriale.

Adidas si sta muovendo in modo deciso: nel 2015 ha introdotto l’iniziativa Futurecraft che punta a incorporare le tecniche di fabbricazione digitale all’interno della propria produzione.

Ma è sul riciclo della plastica degli oceani, un problema che abbiamo già avuto modo di affrontare ultimamente, che la multinazionale tedesca sta investendo molto al punto da essere riuscita a realizzare un prototipo di scarpa interamente realizzata partendo da fibre plastiche ottenute dai rifiuti plastici dell’oceano.
Il nuovo e versatile materiale, chiamato Parley Ocean Plastic, è ottenuto da rifiuti plastici recuperati dalle Maldive e opportunamente filati in modo da poter essere impiegati in prodotti ad alte performance.

Questa iniziativa rientra nel programma Adidas x Parley shoe; è di questi giorni la notizia che sarà possibile per alcuni fortunati mettere le mani su uno delle prime 50 paia di scarpe prendendo parte ad un contest su Instagram, in scadenza a fine luglio, i cui dettagli saranno annunciati sul canale twitter di Adidas.

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Il futuro dell’industria è profondamente legato alla produzione su misura

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Il settore delle produzioni su misura cresce a ritmi vertiginosi e, nonostante ad oggi sia incentrato su realizzazioni piuttosto di nicchia, questo mercato presenta già un giro d’affari miliardario.

Produrre su misura significa avere i mezzi per poter soddisfare un bisogno in modo contestuale alla sua manifestazione attraverso metodologie in grado di rendere la realizzazione perfettamente sostenibile tanto economicamente quanto in termini di impatto ambientale.

Si tratta del modello di produzione su committenza per cui Toyota è stata una delle case avanguardiste nel ‘900.

Grazie alle nuove tecnologie produrre su misura è divenuto sinonimo di manifattura 3d e quindi stampa 3d: non a caso, stando alle ultime ricerche, la digitalizzazione manifatturiera sta crescendo di circa il 25% all’anno specialmente nelle economie laddove gli investimenti nel digitale siano molto sostenuti.

Questi ritmi di diffusione fanno a ragione presumere che il prossimo futuro comporti un netto accorciamento della filiera produttiva laddove l’utente potrà, autonomamente o tramite terzi anche in apposite strutture di fabbricazione (FabLab), provvedere al design del prodotto di proprio interesse tramite i più comuni software di modellazione per poi generarlo grazie alle stampanti 3d che saranno, gradualmente, sempre più a buon mercato.
Del resto l’artigianato digitale è fra i settori che sta offrendo sempre più opportunità di lavoro.

Tuttavia, anche le multinazionali beneficieranno di questo nuovo modello produttivo: non a caso Airbus, Boeing, Avio e General Electric sono fra i maggiori player che stanno investendo sulla manifattura digitale.

Si pensi ad esempio al nuovo modo di produrre i pezzi di ricambio dell’industria aeronautica con conseguente eliminazione dello stoccaggio di ingenti quantità di lavorati e relativo miglioramento generale della logistica.

Per non parlare delle produzioni di largo consumo: Barilla ha recentemente presentato una stampante 3D in grado di realizzare, tramite appositi ingredienti e in pochi minuti, il proprio formato di pasta preferito senza dover recarsi al supermercato.

New Balance dal canto suo ha già realizzato il prototipo di una scarpa stampata in 3D tramite una miscela di polvere di elastomeri poliuretanici che garantiscono flessibilità e aderenza.

Dello stesso avviso Under Armour che si è cimentata nella produzione in 3D di una scarpa leggera, a elevata stabilità e altamente ammortizzante in grado di supportare gli atleti anche durante gli allenamenti più impegnativi.

Ma esistono molte altre applicazioni di successo, specialmente in ambito biomedicale tanto è vero che il il futuro della medicina verrà fortemente influenzato dalla stampa 3D.

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Nuove opportunità di lavoro nel campo dell’artigianato digitale

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L’Italia si è sempre distinta per la propria storia artigianale in praticamente ogni settore, dalla lavorazione del vetro alla pelletteria passando per l’arte orafa e le porcellane.
A riprova di ciò, il marchio Made in Italy, ossia l’indicazione che indica un prodotto completamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia, è universalmente riconosciuto come sinonimo di qualità e bellezza.

Negli ultimi anni si sta diffondendo un fenomeno dirompente che affonda le sue radici nella medesima cultura del fare e del fabbricare che contraddistingue l’artigianato tradizionale: si tratta dei makers, un neologismo attraverso il quale si indica una categoria di persone che amano creare nell’ambito delle nuove tecnologie.
Non a caso definiti artigiani digitali, questi professionisti realizzano prodotti e apparecchiature di qualsiasi tipo sfruttando competenze innovative e nuove tecnologie: è il caso, ad esempio, dei manufatti realizzati attraverso la stampa 3D.

Questo movimento innesca nuovi modelli di produzione e di business grazie alla fusione fra manualità, tecnologia, collaborazione, design e sostenibilità.

Proprio su questa forma di innovazione si concentra l’attenzione di Italia Lavoro, una società per azioni totalmente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che opera, per legge, come ente strumentale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell’occupazione e dell’inclusione sociale.

A tale proposito ha lanciato il bando Botteghe di Mestiere e dell’Innovazione che consente di iscriversi a una delle botteghe presenti in tutte le regioni d’Italia.

Qualora selezionato, il candidato potrà partecipere ad un tirocinio di sei mesi ricevendo una borsa mensile di 500 euro lordi ma soprattutto avendo l’opportunità di imparare sul campo le tecniche e i segreti del mestiere scelto.

All’interno del bando, a fianco delle professionalità artigianali tradizionali, rientrano le nuove professioni come la creazione di prodotti innovativi con le stampanti 3D e tutto ciò che si può realizzare nei FabLab, delle vere e proprie officine che offrono servizi personalizzati per la produzione di qualsiasi tipo di oggetto, reale o virtuale, secondo i principi che regolano l’artigianato digitale.

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