La diffusione del telelavoro tra vantaggi e svantaggi

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Il telelavoro è definito solitamente come un modo di lavorare indipendente dalla localizzazione geografica dell’ufficio o dell’azienda anche grazie al largo impiego di strumenti informatici e telematici.

Si tratta di una rivoluzione in ambito produttivo che è iniziata timidamente da circa un ventennio e che permette al lavoratore di effettuare le proprie mansioni da remoto, senza quindi la propria presenza fisica nel classico ufficio.

Per molti versi è un miglioramento significativo rispetto alla modalità tradizionale ma, stando all’ultima ricerca congiunta di Eurofound, l’agenzia dell’Unione europea per il miglioramento delle condizioni di vita, e Ilo, l’organizzazione internazionale del lavoro, ci sono anche degli svantaggi.

L’incidenza del telelavoro, o telework/ICT-mobile work (T/ICTM), è rapportabile alla quantità di ore svolte

L’incidenza del telework/ICT-mobile work (T/ICTM) (così viene chiamato il telelavoro) sulla qualità della vita infatti è correlato alle quantità di ore svolte.

Laddove l’attività di telelavoro sia saltuaria, essa non incide più di tanto rispetto al solito sulla vita del lavoratore: ma quando le ore di telelavoro aumentano, emergono maggiormente tanto i vantaggi quanto gli svantaggi.

Se da un lato aumenta la produttività, l’autonomia e vengono azzerati i tempi di spostamento con una migliore gestione del tempo da dedicare alla propria vita ed un risparmio per i costi fissi da parte delle aziende, dall’altro lato aumenta il rischio di isolamento, la riduzione di confronto con i colleghi e la scomparsa di un confine tra gli ambienti di casa e lavoro che portano a coincidere.

Ne consegue quindi un inevitabile aumento delle ore di lavoro settimanali che pregiudicano, in molti casi, la stessa qualità della vita del dipendente che va a perdere il vantaggio acquisito.

Eurofound ha rilevato inoltre un incremento di problemi alla schiena, stress superiore e insonnia pari al 42%.

Il telelavoro è quindi da evitare? Chiaramente no, bisogna semplicemente recepire l’innovazione che porta e associarla ad una auto-regolamentazione.

La soluzione di una forma di telelavoro part-time sembra essere per i ricercatori la scelta ideale per coniugare gli impegni lavorativi e la dimensione personale anche perché è una metodologia destinata a crescere.

Basti pensare che secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano il telelavoro in Italia rappresenta una quota di poco più del 5% contro il 28% in Filandia e il 32% in Svezia.

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