UE, al via il centro contro la disinformazione

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Il nuovo Centro europeo per la resilienza democratica ha avviato ufficialmente le sue attività con l’obiettivo di rafforzare la capacità della UE di contrastare la manipolazione dell’informazione e la disinformazione proveniente da attori stranieri.

L’iniziativa è stata presentata nell’ambito dei lavori del Consiglio Affari generali ed è una componente centrale dello Scudo europeo per la democrazia: la nuova struttura nasce per potenziare la difesa collettiva delle democrazie europee, tutelando il dibattito pubblico da interferenze esterne e garantendo che rimanga libero, trasparente e inclusivo.

Nel primo anno di attività il Centro si concentrerà su diverse priorità: sviluppare strumenti per proteggere l’integrità dei processi elettorali, predisporre un piano d’azione coordinato per migliorare la prontezza degli Stati membri di fronte a minacce ibride, creare una piattaforma di cooperazione che coinvolga società civile, mondo accademico, media e fact-checker, e favorire lo scambio di competenze e buone pratiche tra i Paesi dell’Unione. Tra gli obiettivi figurano anche il rafforzamento del dialogo con i Paesi candidati e il coinvolgimento diretto dei cittadini attraverso iniziative dedicate alla resilienza democratica.

Il Centro funzionerà come uno spazio volontario di cooperazione strategica tra gli Stati membri, con lo scopo di condividere analisi, risorse e strumenti per prevenire e contrastare minacce ibride, incluse le campagne di disinformazione online.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio impegno europeo volto a proteggere le istituzioni democratiche e a rafforzare la fiducia dei cittadini, in un contesto in cui la manipolazione informativa rappresenta una sfida crescente per l’Unione e per le sue società.

Maggiori informazioni nella pagina dedicata sul sito della Commissione europea.

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Entra in vigore la legislazione europea sull’intelligenza artificiale

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Oggi è entrata ufficialmente in vigore la legislazione europea sull’intelligenza artificiale, la prima regolamentazione completa riguardante questa tecnologia che è stata concepita per garantire lo sviluppo e la sua aderenza con le normative esistenti e soprattutto i diritti fondamentali dei cittadini.

La regolamentazione punta a stabilire un mercato interno armonizzato nella UE in materia di intelligenza artificiale incoraggiando l’adozione di questa tecnologia da parte dei vari portatori di interessi sul territorio europeo e creando nel contempo un ecosistema favorevole per il suo ulteriore sviluppo con l’attrazione degli investimenti necessari.

L’approccio europeo all’intelligenza artificiale pone i cittadini al primo posto in un disegno umanocentrico: i diritti degli individui non devono essere lesi dallo sviluppo tecnologico e, per questo la democrazia europea ha realizzato un quadro normativo efficace, proporzionato e avanguardista.

Maggiori informazioni nel comunicato della Rappresentazione in Europa per l’Italia.

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L’App Store di Apple viola il Digital Markets Act

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La Commissione europea ha reso noto a Apple l’opinione preliminare secondo cui le regole dell’App Store della multinazionale americana sono in contrasto con il Digital Markets Act.

Il regolamento, noto anche con l’acronimo DMA di cui avevamo già parlato, è stato introdotto per garantire una maggiore competitività sul mercato digitale salvaguardando la possibilità di scelta da parte degli utenti.

Il timore dell’esecutivo UE verte sul fatto che la piattaforma di Apple dedicata alle applicazioni impedisce implicitamente agli sviluppatori di indirizzare liberamente i consumatori verso canali alternativi per offerte e contenuti obbligando, di fatto, all’uso del negozio online dell’azienda di Cupertino.

Inoltre, i nuovi requisiti contrattuali imposti da Apple per gli sviluppatori di app di terze parti e gli app store nonché la nuova Core Technology Fee sembrano non essere in grado di garantire la conformità al DMA.

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Digital Markets Act, al via le nuove regole per la concorrenza nel mercato digitale

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Prendono il via da oggi le nuove regole della UE per tutelare la concorrenza nei mercati digitali rendendoli così più contendibili e più equi.

Il nuovo complesso di norme stabilisce una serie regole a cui devono attenersi le piattaforme digitali di grandi dimensioni quali Apple, Alphabet, Meta, Amazon, Microsoft e ByteDance che esercitano una funzione di controllo dell’accesso e che pertanto vengono definiti come gatekeeper.

Gli obblighi servono a tutelare gli utenti fornendo loro nuovi diritti e fissando nuove norme per 10 servizi di piattaforma di base fra cui i motori di ricerca, i mercati online, i negozi di applicazioni (app store) e la pubblicità e messaggistica online.

In funzione di questa novità gli utenti beneficeranno di maggiori possibilità di scelta e di innovazione fra cui la possibilità di scegliere, senza essere vincolati dalle opzioni predefinite imposte dai gatekeeper ma anche esercitare un migliore controllo sui propri dati evitando che siano combinati tra servizi differenti.

Fra i vantaggi degli utenti commerciali figura la possibilità di vendere le proprie applicazioni attraverso canali alternativi diversi dagli app store del gatekeeper ma anche accedere ai dati generati dalle proprie attività sulle piattaforme dei gatekeeper.

Maggiori dettagli nella pagina dedicata sul sito della Commissione UE.

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Meta contrasta la disinformazione in vista delle elezioni europee

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Per contrastare la disinformazioni e la diffusione di contenuti manipolatori realizzati tramite l’intelligenza artificiale Meta ha annunciato la costituzione di un centro operativo elettorale formato da esperti in grado di identificare potenziali minacce online con particolare attenzione verso i contenuti generati dall’intelligenza artificiale che verranno riconosciuti ed evidenziati con standard comuni ad altri player tecnologici fra cui Google, OpenAI, Microsoft, Adobe, Midjourney e Shutterstock.

Lo scopo è la riduzione della loro visibilità nel flusso di notizie e dell’impatto potenziale sugli utenti che sono, appunto, anche elettori: fra i contenuti considerati vi sono audio, video e immagini.

Tutti gli utenti che caricheranno sulle piattaforme dei contenuti che utilizzano audio e video generato dall’intelligenza artificiale dovranno etichettarli in modo da segnalarli pena l’eliminazione del contenuto o la sospensione dell’account.

Maggiori informazioni nel comunicato di Meta.

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Entra in vigore il Digital Service Act

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Da oggi entra ufficialmente in vigore il Digital Service Act, la norma UE contro i contenuti illeciti che promette una maggiore tutela per gli utenti che navigano online.

La nuova normativa riguarda direttamente soprattutto le grandi compagnie tecnologiche che dovranno uniformarsi alle nuove regole ideate allo scopo di proteggere l’infanzia, lottare contro la disinformazione e, in generale, prevenire la diffusione di contenuti dannosi.

L’attenzione è massima perché è previsto un meccanismo sanzionatorio piuttosto impattante, con cifre che arrivano al 6% del fatturato globale cosa che, per giganti come Google Microsoft, Meta, Amazon o Apple, rappresenta un elemento da tenere in altissima considerazione.

Attualmente i gruppi online più direttamente designati a rispettare il nuovo provvedimento sono 19 di cui 2 motori di ricerca, ossia Google e Bing, e 17 piattaforme: Facebook, Instagram, Twitter, TikTok, Snapchat, LinkedIn, Pinterest, Alibaba AliExpress, Amazon, Apple, Zalando Google Play, Google Maps, Google Shopping, Booking, Wikipedia e YouTube.

Di questi, Meta, Google e TikTok si stanno mettendo in regola mentre Amazon e Zalando hanno impugnato l’inserimento nell’elenco, con Amazon che ha anche chiesto una sospensiva (concessa solo sull’accesso al database sugli inserzionisti.

La nuova norma verrà recepita in Italia tramite l’Autorità per le telecomunicazioni.

Maggiori informazioni nella pagina dedicata del sito della Commissione europea.

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Digital Markets Act, entra in vigore la nuova regolamentazione europea sulle piattaforme digitali

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Entra in vigore ufficialmente da oggi la nuova regolamentazione della UE per contrastare le pratiche di mercato sleali e le distorsioni della concorrenza operate dalle grandi compagnie tecnologiche mondiali.

Il provvedimento è il Digital Markets Act (Dma) e, insieme al gemello Digital Service Act (Dsa), punta a riformare il panorama normativo a cui devono essere sottoposti i grandi big della tecnologia che vengono definiti come gatekeeper, ossia guardiani: al suo interno figurano chiari obblighi e divieti.

Ad essere interessati dalla nuova disciplina vi sono i social network, i motori di ricerca, i servizi di messaggistica e di condivisione video, le piattaforme di vendita online fino anche ai sistemi operativi: in tutti i casi, per essere sottoposti alla nuova disciplina, che prevedono una dimensione per fatturato o presenza nella UE, il raggiungimento di almeno 45 milioni di utenti finali attivi mensili nella UE (o 10mila utenti aziendali) o l’ottenimento di una posizione consolidata e durevole.

Da oggi scatta inoltre un termine di sei mesi perché inizi l’applicazione vera e propria delle nuove regole con una graduale definizione di scadenze determinate dal riassetto normativo che farà scattare ufficialmente dal marzo 2024 i vari obblighi.

In caso di violazione della nuova regolamentazione sono previste multe fino al 20% del fatturato.

Maggiori informazioni nel comunicato stampa, in lingua inglese, della UE.

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Via libera al caricatore unico per tutti i dispositivi elettronici

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Il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva la legislazione relativa all’uniformazione dei caricatori dei dispositivi elettronici: entro la fine del 2024 tutti gli smartphone, tablet e fotocamere venduti nell’Unione Europea dovranno essere dotati di un caricatore omologo basato sulla porta di ricarica USB-C mentre dalla primavera 2026 l’obbligo scatterà anche per i computer portatili.

I produttori e legislatori nazionali avranno tempo 24 mesi per mettersi in regola mentre per i computer portatili si arriverà ad un orizzonte temporale di 40 mesi.

Questa storica decisione, che giunge al termine di un lungo cammino, pone fine a soluzioni proprietarie disarmoniche con una notevole semplificazione per i consumatori ma non solo.

L’impatto della decisione è significativo anche per l’ambiente: i rifiuti elettronici sono quelli a maggior crescita nella UE e l’impossibilità di usare il caricatore vecchio per dispositivi tecnologici nuovi genera  tra le 11mila e le 13 mila tonnellate di rifiuti elettronici.

Inoltre, la scelta abbatterà di fatto il lock-in tecnologico per cui un consumatore risulta dipendente da un unico produttore.

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Digital Europe, la Commissione lancia la consultazione sul futuro degli investimenti europei nel digitale

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L’Europa continua il proprio sforzo per la creazione di un mercato unico digitale e la diffusione della cultura digitale al fine di colmare il gap relativo alle competenze digitali degli abitanti dell’Unione: per farlo, dopo i principali provvedimenti normativi come il Regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati personali, la Direttiva (UE) 2016/1148 “NIS” e il Regolamento (UE) 2019/881, la Commissione ha avviato una consultazione sull’orientamento del prossimo programma UE per l’Europa digitale.

Il Digital Europe, questo il nome del programma quinquiennale dal 2021 al 2027, prevede la pianificazione degli investimenti in tecnologie digitali per migliorare la competitività dell’Europa nell’economia digitale globale.

Digital Europe destinerà 9,2 miliardi di Euro per la diffusione di tecnologie digitali innovative in cinque pilastri: supercalcolo, artificiale intelligenza, sicurezza informatica e competenze digitali avanzate.

Per raccogliere input dai principali portatori di interessi, la UE ha avviato una consultazione on line fino al 25 ottobre a cui possono partecipare cittadini, associazioni, ONG, PMI e grandi aziende, pubbliche amministrazioni a tutti i livelli e organizzazioni di ricerca e università.

Le informazioni raccolte permetteranno alla Commissione di orientare la progettazione per l’Europa digitale e in particolare per i primi due anni del programma (2021-2022).

Per partecipare è sufficiente cliccare qui.

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Privacy, in Italia i cittadini sono poco consapevoli circa l’esistenza del GDPR

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Il GDPR è il nuovo Regolamento Generale della Protezione dei Dati voluto dalla UE e recepito dagli Stati membri per tutelare la privacy dei cittadini, specie in relazione alle attività che vengono svolte online.

La profilazione spinta infatti, svolta prevalentemente dalle grandi multinazionali che hanno interesse a conoscere le abitudini dei propri clienti effettivi e potenziali, spesso è aggressiva al punto da creare degli oggettivi fastidi alle persone profilate.

Il GDPR nasce appositamente per aumentare la tutela dei cittadini e dare alle autorità gli strumenti per combattere le violazioni che frequentemente avvengono: basti pensare che in un anno il comitato europeo per la protezione de dati ha registrato oltre 400 casi transfrontalieri in Europa di violazioni al regolamento.

Tuttavia i cittadini italiani sono poco consapevoli delle opportunità offerte dal GDPR: secondo uno studio diffuso dalla Commissione europea in occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del GDPR infatti l’Italia è tra i Paesi della UE dove si registra minore consapevolezza sull’esistenza del Regolamento.

Tra questi, solo la Francia fa peggio dell’Italia: i cittadini risultano molto informati in Svezia (90%), Olanda (87%), Cechia e Slovacchia (rispettivamente 85 e 83%).

In fondo alla classifica Grecia e Cipro (58% ciascuno), Belgio (53%), Italia (49%) e Francia (44%); in aumento invece la consapevolezza che in ogni Stato membro ci sia un’Autorità responsabile per la protezione dei dati con un 57% di consapevolezza in crescita del 20% rispetto a febbraio 2015.

Conoscere i propri diritti in materia di privacy significa affrontare più responsabilmente.

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