Digital Europe, la Commissione lancia la consultazione sul futuro degli investimenti europei nel digitale

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L’Europa continua il proprio sforzo per la creazione di un mercato unico digitale e la diffusione della cultura digitale al fine di colmare il gap relativo alle competenze digitali degli abitanti dell’Unione: per farlo, dopo i principali provvedimenti normativi come il Regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati personali, la Direttiva (UE) 2016/1148 “NIS” e il Regolamento (UE) 2019/881, la Commissione ha avviato una consultazione sull’orientamento del prossimo programma UE per l’Europa digitale.

Il Digital Europe, questo il nome del programma quinquiennale dal 2021 al 2027, prevede la pianificazione degli investimenti in tecnologie digitali per migliorare la competitività dell’Europa nell’economia digitale globale.

Digital Europe destinerà 9,2 miliardi di Euro per la diffusione di tecnologie digitali innovative in cinque pilastri: supercalcolo, artificiale intelligenza, sicurezza informatica e competenze digitali avanzate.

Per raccogliere input dai principali portatori di interessi, la UE ha avviato una consultazione on line fino al 25 ottobre a cui possono partecipare cittadini, associazioni, ONG, PMI e grandi aziende, pubbliche amministrazioni a tutti i livelli e organizzazioni di ricerca e università.

Le informazioni raccolte permetteranno alla Commissione di orientare la progettazione per l’Europa digitale e in particolare per i primi due anni del programma (2021-2022).

Per partecipare è sufficiente cliccare qui.

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Privacy, in Italia i cittadini sono poco consapevoli circa l’esistenza del GDPR

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Il GDPR è il nuovo Regolamento Generale della Protezione dei Dati voluto dalla UE e recepito dagli Stati membri per tutelare la privacy dei cittadini, specie in relazione alle attività che vengono svolte online.

La profilazione spinta infatti, svolta prevalentemente dalle grandi multinazionali che hanno interesse a conoscere le abitudini dei propri clienti effettivi e potenziali, spesso è aggressiva al punto da creare degli oggettivi fastidi alle persone profilate.

Il GDPR nasce appositamente per aumentare la tutela dei cittadini e dare alle autorità gli strumenti per combattere le violazioni che frequentemente avvengono: basti pensare che in un anno il comitato europeo per la protezione de dati ha registrato oltre 400 casi transfrontalieri in Europa di violazioni al regolamento.

Tuttavia i cittadini italiani sono poco consapevoli delle opportunità offerte dal GDPR: secondo uno studio diffuso dalla Commissione europea in occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del GDPR infatti l’Italia è tra i Paesi della UE dove si registra minore consapevolezza sull’esistenza del Regolamento.

Tra questi, solo la Francia fa peggio dell’Italia: i cittadini risultano molto informati in Svezia (90%), Olanda (87%), Cechia e Slovacchia (rispettivamente 85 e 83%).

In fondo alla classifica Grecia e Cipro (58% ciascuno), Belgio (53%), Italia (49%) e Francia (44%); in aumento invece la consapevolezza che in ogni Stato membro ci sia un’Autorità responsabile per la protezione dei dati con un 57% di consapevolezza in crescita del 20% rispetto a febbraio 2015.

Conoscere i propri diritti in materia di privacy significa affrontare più responsabilmente.

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Copyright, approvata la riforma

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La riforma del Copyright è stata approvata dal Parlamento Europeo; con il voto favorevole di oggi, la direttiva che rivoluziona il mercato unico digitale mette fine a tre anni di lunghi e complessi negoziati fra le parti.

A nulla è servito il solidale movimento di protesta culminato con il blackout di una giornata deciso da Wikipedia contro l’approvazione del testo: il dettato normativo non ha subito neppure emendamenti ed è passato con 348 voti favorevoli e 274 contrari.

La direttiva sul Copyright, nelle intenzioni dei suoi sostenitori, è stata concepita per tutelare autori, editori e creatori di contenuti consentendo di avere più potere per negoziare con le piattaforme web affinché paghino per il lavoro che viene da essere condiviso.

Il principio, di per se stesso ragionevole, appare però di difficile tutela in considerazione della natura stessa della Rete: luogo virtuale che si basa sul libero scambio delle informazioni.

Infatti il problema principale del testo approvato oggi ruota attorno a due specifici articoli, l’articolo 11 e l’articolo 13, che sono nel contempo considerati lesivi della libertà di creazione e circolazione di materiali e idee.

L’articolo 11 consente infatti facoltativamente agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti: si garantisce quindi legittimamente un riconoscimento a come le informazioni vengono realizzate da chi le genera ma questo richiede un controllo che, dall’altra parte, inevitabilmente frena la libera circolazione delle informazioni.

Gli snippet brevi, ossia le parole che appaiono in relazione all’anteprima di un articolo condiviso e i link non sono protetti e rimangono liberi e gratuiti.

L’articolo 13 invece tutela gli autori e detentori di diritti di copyright trasferendo l’obbligo di verificare la legittimità del materiale condiviso direttamente in capo alle piattaforme e quindi penalizzando le piattaforme che non possono agevolmente porre a verifica i contenuti che condividono.

Il timore diffuso è che si stia creando una sovrastruttura giuridicamente invasiva che, tramite il meccanismo sanzionatorio, rende colpibili coloro che diffondono notizie, immagini e video a prescindere dalla tipologia della piattaforma che condivide tali contenuti.

Non sono interessati da queste azioni le piattaforme che non hanno fini commerciali come Wikipedia o le piattaforme per la condivisione di software open source come GitHub.

Per essere adottato definitivamente, il testo della direttiva ora dovrà subire un ultimo passaggio ed essere approvato a maggioranza qualificata dai governi dell’UE.

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L’Italia non progredisce nel quadro europeo di valutazione dell’innovazione

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Nel quadro europeo di valutazione relativamente all’innovazione, l’Italia non progredisce e rimane al diciannovesimo posto nella classifica stilata dalla Commissione europea che raccoglie i Paesi più innovatori in area UE.

Il risultato italiano ribadisce quello ottenuto l’anno scorso per la medesima classifica che vede un’Europa a trazione scandinava: la Svezia si riconferma il Paese leader nell’Unione Europea insieme a Danimarca, Finlandia ma anche Paesi Basi, Regno Unito e Lussemburgo in termini di ricerca e implementazione di soluzioni innovative in tutti i campi.

La Germania perde la precedente posizione e passa dal gruppo dei Paesi leader a quello dei Paesi fortemente innovatori.

Per valutare nel complesso la situazione italiana è disponibile un apposito report.

Nel complesso l’UE sta recuperando terreno rispetto a Paesi come Canada, Giappone e Stati Uniti che rappresentano, a livello mondiale, l’eccellenza in fatto di innovazione: in media il rendimento innovativo dell’UE è aumentato del 5,8% dal 2010.

Allo stesso tempo rimane significativo il vantaggio nei confronti della Cina e dei BRICS che però stanno riducendo velocemente il gap di rendimento innovativo grazie a politiche dedicate e al capitale umano.

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