Google Stadia arriva in Italia

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Finalmente anche in Italia è disponibile Google Stadia, la celebre piattaforma gaming di nuova generazione che Big G ha realizzato con l’intento di innovare il modo in cui si gioca ai titoli videoludici del momento.

Basata interamente su tecnologia cloud, Google Stadia riflette quello che è stato Netflix per il mondo dell’intrattenimento legato ai film: il sistema infatti permette di usare giochi in HD su schermi senza effettuare alcun download o aggiornamento preventivo interamente in streaming.

Per utilizzare la piattaforma occorre unicamente essere dotati di joypad e di una connessione Wi-Fi oltre ovviamente al dispositivo per la riproduzione che può essere un computer desktop, mobile, un tablet, uno smartphone o anche una smart tv che supporti l’app o il browser Chrome.

Una volta entrati, tramite il menù è possibile usufruire di un catalogo che verrà progressivamente ampliato e che, ad oggi, conta 22 giochi come Borderlands 3, Ghost Recon: Breakpoint, Dragon Ball: Xenoverse e Darksiders Genesis.

Entro i primi mesi del 2020 sono già stati annunciati Doom: Eternal, WatchDogs: Legion, Gods & Monsters e Cyberpunk 2077.

Tutti i giocatori che intendono provare l’esperienza di Stadia possono sottoscrivere un abbonamento a Stadia Pro che include anche Destiny 2: The Collection e Samurai Shodown.

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L’OMS riconosce ufficialmente la dipendenza da videogiochi

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La dipendenza da videogiochi, o anche definita gaming disorder, entra ufficialmente nell’elenco delle malattie classificate dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Si era già indicato in tempi non sospetti la giusta attenzione che l’organismo aveva posto alle problematiche legate ad un’insana dipendenza nell’interazione con il mondo videoludico: ora il disturbo appare a tutti gli effetti nel nuovo aggiornamento dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (sigla identificativa Icd-11).

Il testo, il cui aggiornamento entra ufficialmente in vigore dal primo gennaio 2022, contiene definizioni e codici per oltre 55 mila malattie e condizioni patologiche onde uniformare diagnosi e classificazioni in tutto il mondo: al suo interno il disturbo legato alla dipendenza da videogiochi viene definito come un comportamento persistente e ricorrente legato al gioco, sia esso online che offline, in cui vi è un mancato controllo sul gioco stesso e una sua prioritarizzazione rispetto ad altre attività quotidiane e della vita a prescindere che questo comporti una serie di conseguenze negative personali, familiari, professionali o sociali.

Affinché sia considerato patologico, il problema deve essere ravvisato con un comportamento reiterato per almeno 12 mesi.

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Cybercity Chronicles, il gioco promosso dal DIS sulla consapevolezza digitale

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Il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con il MIUR, ha pubblicato Cybercity Chronicles, la prima app di edutainment nell’ambito della campagna “Be Aware Be Digital” promossa dalla Sicurezza Nazionale per sensibilizzare gli studenti italiani all’uso positivo, corretto e consapevole di Internet e delle nuove tecnologie.

Cybercity Chronicles è una action adventure in un’ambientazione cyberpunk che riprende il mito di Teseo e Arianna: all’interno sfide da affrontare in modalità collaborativa con altri giocatori che cooperano per mettere in sicurezza una città virtuale e restituire la libertà digitale a tutti i suoi cittadini.

La collaborazione richiesta in Cybercity Chronicles incentiva una relazione tra didattica e nuove tecnologie grazie al progressivo coinvolgimento del videogiocatore: in questo modo vengono trasmesse nozioni ed informazioni utili alla crescita della cultura digitale dell’utente con specifico riferimento alla cybersicurezza.

Il gioco è stato lanciato presso l’Istituto Comprensivo Regina Margherita alla presenza di esponenti governativi per incentivare gli alunni all’elaborazione di un pensiero critico rispetto ai contenuti presenti sulla rete.

Cybercity Chronicles è rilasciato in app ed è disponibile sia su App Store (iOS) che Play Store (Android).

Maggiori informazioni sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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Amazon distribuisce software e giochi in formato digitale

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Amazon diventa sempre più trasversale nella vendita di prodotti che possano essere di interesse dei propri utenti: in Italia sbarca infatti la vendita di software e giochi in formato digitale che sono scaricabili immediatamente dall’acquirente.

La modalità di acquisto riguarda la possibilità di comprare appositi codici che consentono di riscattare, sulle diverse piattaforme digitali dedicate, il contenuto digitale di proprio interesse: all’interno dell’area dedicata nell’e-commerce di Amazon ci saranno, oltre ai giochi e ai software, anche esclusive in formato digitale come Expansion Pack, Season Pass, monete virtuali per videogiochi ma anche abbonamenti digitali.

Così facendo Amazon copre un’ulteriore importante area di mercato formata da tutti quegli utenti interessati ad avere subito in disponibilità il prodotto desiderato senza dover attendere che venga consegnato dal corriere.

Le versioni digitali dei software e dei giochi sono accessibili attraverso apposite sezioni del sito, rispettivamente quella dedicata ai software e quella dedicata ai giochi.

Il catalogo attualmente implementato non è completo: nel corso delle prossime settimane verrà progressivamente ampliato.

Contrariamente alla politica adottata per altri prodotti, gli articoli digitali presenti su Amazon non hanno però particolare convenienza rispetto ad altri negozi che vendono software e videogiochi in formato digitale.

Contrariamente alla versione fisica infatti, su cui Amazon può offrire anche una scontistica a volte importante, la versione digitale non subisce lo stesso trattamento: una differenza simile vi è anche per la politica di reso che non può essere applicata al contenuto digitale.

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Firenze Game, il Comune di Firenze promuove il patrimonio culturale urbano attraverso un videogioco

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Il Comune di Firenze ha deciso di promuovere il patrimonio culturale urbano fra i più giovani consentendo di scoprire la storia della città e i luoghi simbolo grazie all’impiego delle nuove tecnologie.

Firenze Game è infatti l’app voluta dall’Amministrazione in collaborazione con Linea Comune, MUS.E e Digital Fun/Tuomuse: dedicata a bambini e ragazzi che vogliano conoscere la storia del Comune di Firenze attraverso un gioco di carte, l’app è scaricabile gratuitamente per iOS e Android.

Firenze Game, un gioco di carte per scoprire la città

Il funzionamento è semplice, una volta creato un avatar virtuale è possibile sfidare i propri amici tramite un mazzo di carte virtuale che contiene vari colori, uno per ogni periodo storico.

Per vincere la sfida le carte dovranno essere disposte su una scrivania virtuale per creare coppie e tris tematici che richiamano luoghi storici, simboli e personaggi.

Inoltre ogni giocatore potrà arricchire il proprio mazzo base muovendosi per la città e raccogliendo nuove carte vicino a piazze, monumenti e musei: la raccolta di nuovi elementi ricorda quella effettuabile con altri giochi basati sulla geolocalizzazione come Pokémon Go.

Ad esempio presso Piazza Signoria si potranno sbloccare le carte di Cosimo I, Palazzo Vecchio e della Tartaruga con la Vela; verso le sponde dell’Arno invece, nelle vicinanze del Museo Galileo, sarà possibile ottenere le carte con i simboli di un planisfero e di un cannocchiale e così via.

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Il CIO ufficializza il carattere sportivo agonistico dei videogiochi competitivi

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I videogiochi possono essere reputati attività sportiva a tutti gli effetti e, in presenza di un elemento competitivo, devono essere elevati a discipline agonistiche vere e proprie.

A sostenerlo, per la prima volta e in modo ufficiale, è il CIO ossia il Comitato Olimpico Internazionale.

L’apertura, improvvisa e inaspettata, si è avuta dopo il recente summit tenutosi a Losanna ed è stata ratificata da un apposito comunicato.

Nello specifico l’attività videoludica oggetto del riconoscimento del CIO è quella identificata nei cosiddetti e-sport, ovvero dei videogiochi che per loro caratteristiche intrinseche e per il modo in cui vengono affrontati si prestano ad essere accostati agli sport tradizionali.

Del resto i videogiocatori si preparano e si allenano con un’intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali.

Il fenomeno degli e-sport ha radici piuttosto lontane e deriva principalmente dall’influenza che ha da sempre avuto il settore videoludico in estremo oriente (Corea in primis) e nei paesi nordici (Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca).

In queste nazioni infatti già dalla fine degli anni ’90 e con la diffusione della modalità multigiocatore è stato possibile permettere il confronto fra più videogiocatori che ha portato alla creazione di eventi spettacolari con premi in denaro per il vincitore e un’elevata celebrità.

Anche in Italia il fenomeno si è diffuso, ma molto più lentamente e con una cassa di risonanza assai più ristretta e solo fra gli addetti ai lavori: i primi eventi di una certa rilevanza si sono osservati solo negli ultimi anni dopo una gestazione di oltre un decennio.

Regole equiparate agli altri sport per il riconoscimento olimpico

Per essere pienamente riconosciuti come sport gli e-sport dovranno rispettare i valori olimpici e dotarsi di strutture per i controlli antidoping e la repressione di fenomeni come le scommesse.

I videogiochi classificati come e-sport saranno inclusi nei Giochi Asiatici del 2018 in Indonesia: sembra che sia la strada buona verso una loro introduzione nelle Olimpiadi.

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Videogiochi, crescono le vendite in digitale a discapito dei supporti fisici

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La dematerializzazione interessa trasversalmente varie tipologie di mercati fra cui quello dei videogiochi.

Con la diffusione della banda larga e l’introduzione degli acquisti online, tramite download, dei videogiochi era inevitabile che i supporti fisici cedessero il passo.

L’ottenimento di videogiochi tramite download è più veloce e comodo per i consumatori ma anche preferibile per i produttori dal momento che riducono i costi legati alla pubblicazione e, nel contempo, si garantiscono una modalità di mantenimento più efficiente tramite piattaforme proprietarie o di terze parti come Steam, Origin, PlayStation Store o Microsoft Xbox Game Pass.

La trasformazione digitale colpisce duramente GameStop

Questa trasformazione digitale intacca ovviamente il business dei negozi fisici: ne è ben consapevole GameStop, la più grande catena di distribuzione fisica di videogiochi, che è seriamente danneggiata dall’evoluzione del mercato di cui era indiscusso leader.

Infatti è stata recentemente annunciata l’intenzione di chiudere dal 2 al 3% dei suoi esercizi commerciali su una base di 7.500 punti vendita nel mondo: nel corso del 2017 fra i 150 e i 225 negozi potrebbero cessare l’attività.

Il forte calo delle vendite durante il periodo natalizio accompagnato da un crollo del 13% della azioni in borsa ha obbligato GameStop a prendere provvedimenti.

L’attuale situazione ricorda in modo preoccupante quanto è accaduto a Blockbuster, celebre catena di videonoleggio, chiusa proprio in seguito ai nuovi modelli di distribuzione video come lo streaming: ci si auspica che i negozi fisici di videogiochi possano trovare nuovi sviluppi di business come per esempio dedicando particolare attenzione a gadget e collezionabili collegati al mondo videoludico.

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